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Modena Quadro da 72 mila euro mai pagato ma lui ritira la querela e “salva” l’amico

Colpo di scena finale nel processo su un’opera d’arte La vittima, che ha perso 72mila euro, perdona un imputato

Francesco Dondi

Eravamo rimasti al pubblico ministero Pasquale Mazzei che più volte chiedeva alla vittima: «Ma se siete così amici perché non ritira la querela nei suoi confronti?». E ieri quella che nell’ultima udienza era apparsa come una provocazione si è invece concretizzata. Si chiude con un’assoluzione di non luogo a procedere il processo nei confronti di tre persone imputate di truffa e appropriazione indebita per la compravendita di un quadro del valore di 72mila euro, pagato 90mila euro con un assegno. Lo ha stabilito il giudice Chiara Mutti dopo aver preso atto dalla parte offesa – rappresentata dall’avvocato Valentina Verna – di voler ritirare la querela. E a quel punto tutto è diventato improcedibile tra qualche sguardo di stupore degli avvocati Paolo Campani e Pietro Ferrari. Mentre Silvia Ciancia, che rappresentava l’amico della vittima, ha accolto con sollievo quella decisione.


Una scelta travagliata, arrivata alla fine di un lungo percorso: il venditore ha infatti scelto di salvare colui che con il tempo è diventato suo amico e ha dimostrato in vari modi (compresa la consegna di un orologio di famiglia di discreto valore) di volerlo rimborsare. Ma con la remissione della querela ha inevitabilmente permesso anche ai presunti registi del raggiro di non essere condannati. «Io volevo che venissero puniti quei due ma non potevo dividere le cose», ha ammesso.

E così il pubblico ministero Alessandra Fiore ha formulato al giudice la richiesta di non luogo a procedere a cui si sono associate tutte le difese. Resta perciò quanto cristallizzato nelle precedenti udienze, che però non ha più valore probatorio. È stato ricostruito che il venditore modenese aveva piazzato ad una ricca appassionata di quadri un’opera d’arte: lo aveva fatto con l’intermediazione di quello che diverrà poi l’amico, rampante e giovane esperto. Che però quando incassa l’assegno da 90mila euro (ai 72mila ne erano stati aggiunti 18mila come premio per le sue ricerche e i suoi studi) lo fa intestare ad un altro intermediario, molto vicino ad un noto specialista del settore. L’assegno viene incassato ma i soldi non saranno mai consegnati, lasciando la vittima modenese senza rimborso e l’amico costretto a tentarle tutte (senza riuscirci) per ottenere la restituzione del denaro.

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