Contenuto riservato agli abbonati

Modena. Postina vittima di ingiusto trasferimento

Portalettere per 20 anni poi si ammala e diventa inidonea alla mansione. Poste la trasferisce a Bologna, lei ricorre e vince

Carlo Gregori

MODENA. Il Tribunale di Bologna ha accolto il ricorso di una postina di Modena contro il provvedimento che le è stato imposto due anni fa dalla direzione di Poste: nel momento in cui ha mostrato un certificato Ausl di malattia invalidante, è stata mandata a Bologna rifiutando di rivalutare il suo caso. Da allora ogni giorno la dipendente, una 50enne residente nella Bassa modenese, è costretta a prendere il treno per e da Bologna per lavorare. Fa sessanta chilometri di andata e altrettanti di ritorno per la mansione che è stata costretta a fare da una nota di servizio firmata dalla Direzione dell’Emilia-Romagna. Nonostante quella che ritiene essere un’ingiustizia, fa il suo lavoro meglio che può. Come per vent’anni era stata portalettere a Modena. La lavoratrice portalettere “addetta ai servizi esterni” era stata da poco ritenuta inidonea alla mansione in strada a causa di una patologia. Nel 2019 dopo la visita presso il collegio medico della Ausl di Modena, le è arrivato il referto che la riteneva collocabile in mansioni che non comportassero servizi esterni. Dopo il provvedimento dell’Ausl, Poste Italiane ha prima assegnato temporaneamente poi definitivamente la lavoratrice al Centro di Smistamento di Bologna, situato a circa 60 chilometri dalla sua abitazione. La motivazione era di non avere uffici disponibili in cui collocarla in tutta la provincia di Modena.


Su richiesta del sindacato, è stata rifiutata la rivalutazione del caso più volte. Il ricorso al giudice ora ha segnato una vittoria per la postina: si tratta di ingiusto trasferimento. L’azienda dovrà rimediare riportando la dipendente nell’ufficio di provenienza.

Commenta Domenica Marotta di Slc-Cgil di Modena: «La pratica aziendale di trasferire a seguito di inidoneità fisica è ormai in uso da diversi anni ed è per la Slc-Cgil inammissibile e non in linea con gli accordi sottoscritti. Ci risulta che ad oggi la carenza di organico nelle lavorazioni interne e manuali della provincia di Modena sia oltremodo diffusa e che molto spesso Poste Italiane scelga di trasferire lavoratrici e lavoratori dichiarati inidonei da commissioni mediche presso i centri logistici più per un tentativo di punizione che per reali esigenze di servizio. Tale comportamento aziendale si scontra con il diritto alla salute dei dipendenti più fragili e con patologie e aggrava ulteriormente il loro stato di disagio, costringendoli spesso a lunghe trasferte per il raggiungimento del posto di lavoro con aggravi di costi non sostenibili». «Esprimiamo grande soddisfazione per questa conquista e chiediamo all’Azienda Poste Italiane di abbandonare immediatamente ulteriori pratiche di questo tipo nel rispetto del Diritto alla Salute. Riteniamo questa fattispecie di trasferimenti ingiusti e illegittimi aggravati dal fatto che Poste Italiane continua a non fornire alle organizzazioni sindacali le piante organiche del personale minimo da applicare nei diversi centri di recapito della provincia di Modena».