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Modena. È morto Giulio Bonacini il “Bòla” degli amici della briscola di Luciano Pavarotti

Scomparso a 85 anni uno dei fratelli di carte del Tenorissimo Come gli altri era di San Faustino, lavorò da rappresentante. Il 30 novembre i funerali.

MODENA. È scomparso Giulio Bonacini, 85 anni. A Modena era conosciuto come “Il Bòla”, uno dei quattro amici della briscola di Luciano Pavarotti. Anzi, il suo socio di coppia, l’uomo al quale per decenni strizzava l’occhio o faceva la smorfia nel momento di gettare il carico o la briscola.

Se ne è andato dopo una lunga malattia conseguente a una caduta con la rottura del femore che l’aveva costretto a restare a casa. Il funerale si terrà domani mattina alle 9 in San Faustino. Si può intanto visitare la salma alla camera ardente di Terracielo in via Emilia Est 1320 dove è allestito in loop un video di 25 minuti che ripercorre la sua vita col sottofondo di brani dai Pavarotti & Friends. Lascia la moglie Anna, le figlie Alessandra e Fabrizia e i nipoti. E il solo Luciano Ghelfi del poker dei vecchi amici delle carte.


Bonancini era uno dei “ragazzi di San Faustino”, quelli che col maestro della lirica, crebbero dopo la guerra nell’oratorio della parrocchia guidata da don Aldo. Lui, Giorgio Maletti (scomparso parecchi anni fa), Luciano Pavarotti e Luciano Ghelfi detto Il Colonnello, oggi memoria storica di quell’incredibile sodalizio di “fratelli di carte”. Amici da sempre che nel 1961 per sostenere Luciano al debutto nel teatro di Reggio parteciparono alla serata con una trasferta in bus. Gli stessi amici che nel 1991, ormai prossimi al pensionamento, tornarono a frequentarsi con regolarità dando vita a un nuovo capitolo del loro quartetto con l’amico cantante ormai famoso in tutto il mondo. Al punto che anni dopo, quando Luciano intraprese il tour mondiale, parteciparono con lui a quei giri da globetrotter della lirica da uin teatro all’altro stando sempre in prima fila in platea e a tavola con lui. Fino alla morte del Tenorissimo.

«Ogni tanto – racconta il nipote del Bòla, Carlo Bonaccini, editore e titolare di Artestampa di via Ciro Menotti, e fratello di Luca, critico e gourmet – Giulio e gli altri arrivava in tipografia con una borsa e mi portavano via pacchi di fogli. Servivano a segnare i punti e le partite che giocavano freneticamente. Ma mai per soldi». Gli incontri a casa di Big Luciano prima in Canalchiaro e poi in stradello Nava si intensificarono e i viaggi di gruppo organizzati dal tenore si unirono a curiosi episodi come il ricovero stile “Amici Miei”: tutti e quattro si rinchiusero in una clinica per dimagrire dove corrompevano il custode per uscire a mangiare di nascosto un panino al bar. Insomma, una vita di amicizia in mezzo alla vita normale. Dopo la pensione Giulio frequentò quotidianamente Artestampa. «Nella saletta letture – spiega Carlo, l’editore – c’è una poltroncina sformata, la sua, con mucchi di libri che aveva iniziato. Lo zio era appassionato di storia».