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Campogalliano. Uccise il rivale a coltellate sotto casa Condannato a sedici anni di carcere

Nel giugno 2020 Chail Mourad colpì con più fendenti Mohamed Salah durante una lite iniziata in un bar e poi degenerata

Serena Arbizzi

CAMPOGALLIANO. È stato condannato a 16 anni di reclusione, con la riduzione di un terzo della pena grazie al rito abbreviato.


Questo il contenuto della sentenza pronunciata dal giudice Eleonora Pirillo per Chail Mourad, il trentenne marocchino accusato di aver ucciso Mohamed Salah, 36enne tunisino, il 23 giugno dello scorso anno.

La discussione fra i due partì in un bar di Campogalliano: entrambi, secondo le testimonianze, erano ubriachi e i toni divennero sempre più accesi, tanto che il marocchino tornò nella sua abitazione al secondo piano della trattoria Barchessa, dove aveva trovato impiego come custode e lavapiatti, ma Salah lo raggiunse. La lite proseguì sotto casa del 36enne, il quale impugnò il coltello da cucina e scese in strada, colpendo ripetutamente il tunisino che precipitò a terra.

Inutili i soccorsi: quando i militari arrivarono sul luogo del delitto, Chail aveva ancora il coltello in mano.

La pena decisa dal giudice è stata la stessa richiesta dal pubblico ministero Pasquale Mazzei. «Non sono state concesse le attenuanti generiche – spiega l’avvocato Lorenzo Bergami – Il giudice si è riservato 90 giorni per il deposito della motivazione della sentenza. La vittima e l’imputato non si conoscevano: la lite è iniziata in un bar a Campogalliano ed è proseguita sotto l’abitazione dell’imputato, che ha perso la testa ed è sceso di casa con un coltello, colpendo più volte la vittima».

L’avvocato Bergami annuncia il ricorso in appello, in cui dovrà essere esaminata la «procedibilità o meno di attenuanti generiche».

La parte civile, rappresentata da due sorelle e un fratello della vittima, Mohamed Salah, è rappresentata dall’avvocato Roberto Ghini. «L’imputato ha preso il massimo della pena e l’imputazione mossa dal pubblico ministero – aggiunge Ghini – Noi abbiamo provato a sostenere che la situazione fosse ancora più grave di quella delineata dal pm. Ora non si può che dar atto dell’imputazione del pm».

«Questa persona è stata massacrata durante un’aggressione, si è trascinata per centinaia di metri cercando di allontanarsi dal luogo dello scontro, era disarmato – rimarca il legale di parte civile – Accogliamo con soddisfazione che il giudice abbia ritenuto di confermare l’ipotesi di omicidio volontario senza esimenti. Come parte civile ci interessa che i fatti siano ricostruiti secondo verità e la sentenza ci è andata abbastanza vicino. Credo si sarebbe potuta contestare l’aggravante della crudeltà che, invece, non è stata contestata dal pubblico ministero. In questo caso si è verificato un accoltellamento con la vittima già ferita a morte e questa persona che continuava a inveire sulla vittima che stava morendo».

«Valuteremo – conclude Ghini – se ci sarà spazio per un ricorso alla corte dei diritti dell’uomo. L’aspetto economico è relativo in questa vicenda: sappiamo già questa persona non verserà un euro di risarcimento danni. E ai famigliari i soldi interessano molto relativamente».

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