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Soliera, la morte tragica di Lari: «Per Giancarlo l’azienda era una famiglia»

Il dolore dei famigliari di Lari, scomparso a 87 anni, schiacciato da un grosso pezzo di alluminio alla “Artiglio” di Limidi



«Per mio suocero l’azienda e i dipendenti erano una grande famiglia. Lui ha percorso tutte le tappe, con la capacità di creare una grande realtà».


È comprensibilmente scossa dal profondo dolore per il grave lutto che ha colpito la sua famiglia, Sandra Gavioli, nuora di Giancarlo Lari, l’87enne che lunedì ha perso la vita in azienda, mentre si trovava all’interno dello stabilimento della sua “Artiglio”, in via Archimede, a Limidi. Improvvisamente, è stato schiacciato da un grosso pezzo di alluminio che si è sganciato da una gru, posizionata a qualche metro di altezza. La dinamica, che stanno ricostruendo i carabinieri, dovrà essere verificata nei prossimi giorni. Per l’uomo, presidente della società, non c’è stato nulla da fare. Sul posto sono arrivati l’elicottero e l’ambulanza, ma i soccorsi si sono purtroppo rivelati inutili.

Alla Procura è stata trasmessa l’informativa da parte dei carabinieri, ed è stata avvisata in tempo reale dell’accaduto. Il procedimento giudiziario si apre di prassi in tragedie analoghe, ma in questo caso il legale rappresentante dell’azienda coincide con la vittima e quindi non ci sono persone da indagare.

«Aveva compiuto quella manovra tantissime volte – prosegue la nuora Sandra, a sua volta componente del consiglio d’amministrazione – Siamo tutti sconvolti. Mio suocero viveva per l’azienda, che aveva cresciuto nel corso dei decenni, con tanto amore e dedizione al lavoro».

L’infortunio mortale sul lavoro ha profondamente colpito oltre che perché la vittima era un personaggio amatissimo tra Soliera e Carpi, dove risiedeva, per il fatto che si tratta dell’ottavo episodio con esito fatale, in provincia, dall’inizio del 2021.

«Non esistono vittime di serie A e serie B. Quando una persona muore dentro un’azienda, è sempre una sconfitta per tutti. Fermiamoci un momento per riflettere su cosa si può e deve fare per fermare questa inaccettabile sequenza». Lo afferma Domenico Chiatto, componente della segreteria Cisl Emilia Centrale con delega alla salute e sicurezza sul lavoro.

«Il fatto che questa volta la vittima sia un imprenditore e non un dipendente non attenua la gravità del fenomeno – dichiara Chiatto – Bisogna potenziare anche l’azione di controllo e vigilanza. A Modena manca almeno il 30 per cento degli ispettori del lavoro e sono pochi anche gli ispettori di Inps, Inail e Ausl, se si considera che devono controllare circa 58mila aziende modenesi con almeno un addetto».

Anche Manuele Pelatti di Fiom Cgil pone l’accento sul fatto che i lavoratori debbano essere al centro di politiche chiare: «Siamo vicini alla famiglia di questo imprenditore – dichiara Pelatti – Siamo reduci da uno sciopero dove abbiamo chiesto al prefetto più controlli nei luoghi di lavoro. Dalla crisi del 2008 il lavoro è visto come sfruttamento. Diciamo anche al governo che i lavoratori devono tornare al centro, per evitare le tragedie».