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Modena, truffe su aiuti Covid e fallimenti pilotati

Tredici indagati tra cui un commercialista modenese e un sequestro da 4 milioni: le società non pagavano mai le tasse

MODENA. Nell’ultimo periodo erano anche riusciti ad intercettare circa 115mila euro di contributi Covid statali a fondo perduto, e lo avevano fatto grazie ad un sistema smascherato da un’indagine della Guardia di Finanza di Ferrara, che ha trovato il supporto dei colleghi di Modena, tutti coordinati dal pubblico ministero Giuseppe Amara.

Ieri l’inchiesta ha fatto un passo ulteriore con l’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo per un complessivo di 4 milioni di euro. L’operazione vede ora indagate 13 persone a vario titolo tra imprenditori, prestanome e un dottore commercialista ed esperto contabile di Modena, per omessi versamenti di Iva e di ritenute, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, riciclaggio ed auto riciclaggio.


«Il provvedimento cautelare – spiegano i finanzieri – è stato emesso dal Giudice per le indagini Preliminari di Modena all’esito di un’articolata attività d’indagine, intrapresa nell’ambito dell’approfondimento di una serie di segnalazioni per operazioni sospette nei confronti di un imprenditore di origini siciliane, già residente ad Argenta (Ferrara), amministratore di alcune società operanti nel settore del facchinaggio e trasporto merci, aventi inizialmente l’operatività nella provincia ferrarese. A seguito di accertamenti per ipotizzate violazioni tributarie, lo stesso trasferiva il proprio centro degli affari nella provincia di Modena, creando nuove società unipersonali, quasi tutte con sede formalmente dichiarata presso uno studio contabile di Modena gestito da un commercialista».

Il meccanismo veniva replicato in continuo: si apriva una società le cui quote e cariche sociali venivano intestate a “prestanome”, quasi tutti di origine straniera, attuando la strategia della messa in liquidazione volontaria delle stesse, attraverso la predisposizione di atti societari falsi, in modo tale da far venir meno la garanzia patrimoniale. In sostanza le attività non pagavano nulla al Fisco ma offrivano anche servizi lavorativi a prezzi iper concorrenziali tanto da azzerare la concorrenza e il libero mercato. Soldi che entravano rapidamente ma che non venivano poi reimmessi con la tassazione. E per rendere ancora più complessa l’individuazione, l’associazione a delinquere composta dall’imprenditore, due sodali e il commercialista aveva creato società di diritto estero anche in Polonia “spesso con analoga denominazione ma differente partita Iva, formalmente riconducibili a meri prestanome”.

Il gruppo, stando agli accertamenti, aveva infine sfruttato il periodo di emergenza pandemica per candidarsi e poi incassare anche diversi aiuti statali con contributi a fondo perduto e finanziamenti a tasso agevolato garantiti dallo Stato.

F.D.

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