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Il tribunale di Modena: «La tredicenne può vaccinarsi anche se la madre è contraria»

Genitori divisi sul vaccino anti Covid: il caso arriva in aula. La ragazza è l’unica in classe e in squadra e teme per i nonni ed è favorevole ad essere vaccinata

MODENA. Divisi fin dalla nascita della figlia e divisi sulla sua vaccinazione anti Covid. Fino a chiedere ai giudici di stabilire chi ha ragione. Lui favorevole, convinto in base al parere del pediatra. Lei si dichiara una “non-no vax”, ma ha dubbi sono solo su quello che chiama “vaccino sperimentale” ma anche sui futuri effetti per la figlia. E la ragazza? Unica non vaccinata in classe, unica non vaccinata nella squadra sportiva, chiede di essere vaccinata. I giudici del Tribunale di Modena hanno deliberato l’autorizzazione a farla vaccinare, anche con la contrarietà della madre. Un caso importante che va al di là delle vicende personali dei genitori, due professionisti di Modena che convivevano, hanno avuto la bambina e si sono poco dopo separati per profonde incomprensioni reciproche. Il padre ha deciso di andare in Tribunale perché con la ex non riesce a trovare un accordo su una questione così delicata come la vaccinazione anti Covid. “Un insanabile contrasto”, scrive la Prima Sezione Civile presieduta da Riccardo Di Pasquale.

In udienza, il padre ha raccontato di aver dato alla sua ex il numero di un pediatria fidato per un consiglio, ma che lei non lo ha mai chiamato. Ha raccontato che la figlia tredicenne sta spesso coi nonni, anziani e fragili, e che è l’unica in classe a non essere vaccinata. È anche l’unica nella sua squadra sportiva di 30 ragazze. Né il pediatra, né il genetista durante la gravidanza hanno mai trovato anomalie a parte qualche banale allergia. La madre, che non ha fatto la vaccinazione anti Covid, ha detto «non sono assolutamente no vax».

Le altre vaccinazioni, che sono obbligatorie, la figlia le ha fatte tutte. «Ma credo – ha aggiunto - che il vaccino anti Covid sia ancora in fase sperimentale e che non si sappia ancora se avrà effetti collaterali per il futuro». Ha quindi deciso di farle fare i tamponi pagando lei. «Non sono contraria ma vorrei essere rassicurata, anche rispetto alla possibilità di mia figlia di avere dei bambini». Il parere della ragazza, tredicenne, è stato chiarissimo. «Io vorrei fare il vaccino sia per me sia soprattutto per tutelare le persone che mi sono intorno, come i miei nonni. Poi per riprendere la mia vita in mano, perché adesso faccio tre tamponi rapidi a settimana in farmacia. Non ho il green pass. Una volta siamo andati fuori a cena con la squadra e non mi hanno fatto entrare; in squadra siamo in 30 e siamo tutti vaccinati». Per sua madre, ha spiegato ai giudici, è troppo presto per vaccinarsi; è preoccupata che in futuro lei non possa avere figli.

«Non si tratta di vaccini sperimentali», chiariscono i giudici. «I timori espressi in udienza dalla madre muovono da un presupposto scientifico errato, secondo cui tali vaccinazioni non sarebbero efficaci e sicure, mentre esse sono state autorizzate all'esito di procedure rigorose e di sperimentazioni solide». I vaccini anti Covid sono stati illustrati dai bollettini Aifa con conclusioni chiare. «Sono estremamente efficaci nell’evitare non solo la malattia ma anche il suo contagio. E ciò in tutte le fasce di età, compresa quella dai 12 ai 18 anni nella quale rientra la figlia».

Dalle notizie e dalla letteratura medica emerge quindi che «le terapie vaccinali regolarmente approvate, nei termini di cui si è detto, e in uso attualmente in Italia presentano per i soggetti ai quali sono inoculate un rapporto rischio/beneficio favorevole che, allo stato delle conoscenze, non è dissimile da quella dei vaccini tradizionali, alcuni dei quali resi obbligatori».

La decisione su questa scelta, scrivono, deve tener conto anche della volontà della ragazza, non importa se minorenne. «La figlia, che ha compiuto 13 anni, si è dimostrata in udienza in grado di manifestare in modo chiaro e consapevole opinioni in merito a ciò che ritiene essere più opportuno per lei e il proprio benessere».

E la ragazza è favorevole ad essere vaccinata. «Il rifiuto opposto dalla madre appare non solo in contrasto con la volontà manifestata dalla figlia, ma anche contrario alla salvaguardia della salute psicofisica della minore, la cui mancanza di copertura vaccinale, soprattutto in presenza di varianti sempre più contagiose, la espone ad un concreto rischio di contrarre la malattia, oltre a costringerla a pregiudizievoli limitazioni alla sua vita di relazione nei più svariati ambiti, scolastico, sportivo, ricreativo e più in generale sociale». Per questo i giudici accolgono la richiesta del padre a vaccinarla «anche in assenza del consenso dell’altro genitore».

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