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Modena, minacce e ricatto a luci rosse: condannate madre e figlia

La vittima di Bomporto aveva avuto rapporti con una 17enne e il gruppo l’aveva taglieggiato In Cassazione le intercettazioni svelano la regia e le strategie delle due imputate

BOMPORTO. Ricorsi inammissibili e così si chiude con la conferma delle condanne a madre e figlia il ricatto sexy a un imprenditore di Bomporto. La più anziana, oggi 67enne, pagherà 700 euro di multa e neppure la Cassazione le ha scontato i 3 anni e 6 mesi presi in Appello; la 37enne, invece, non ha avuto alcun alleggerimento e rimane con 5 anni e 3 mesi di reclusione.

Sono le ultime due componenti di un “clan” famigliare capace di estorcere 30mila euro da una vittima dopo aver sfruttato al massimo il suo temporaneo innamoramento con una ragazza 17enne molto vicina al gruppo. I due avevano avuto rapporti sessuali e lì era maturato il raggiro mediante minacce di morte e di gravi ritorsioni ai suoi danni («Ti incendiamo la casa» gli avevano detto) che sarebbero state attuate da parte dei familiari della minore. Per convincerlo gli avevano prospettato una fantomatica gravissima patologia contratta dalla ragazzina in conseguenza degli approcci sessuali. Erano persino arrivati a millantare la morte della 17enne a causa della patologia.


Come si ricorderà alcuni del gruppo vennero arrestati la Vigilia di Natale 2010 quando si presentarono a casa dell’anziano imprenditore per richiedere altro denaro. In due – uno era addirittura partito dalla Sicilia per dare manforte al piano estorsivo – lo pestarono, innescando la pronta reazione delle forze dell’ordine che già stavano indagando sulla vicenda, denunciata dalla vittima.

Madre e figlia, invece, avevano fatto da registe, senza mai presentarsi in territorio Bomportese. Erano però loro a parlare con le altri parenti più operative e a consigliare come fosse meglio agire. Lo hanno svelato le intercettazioni telefoniche, contestate dalla difesa in Cassazione, ad offrire uno spaccato di quel periodo. Le pressioni e le minacce facevano anche esplicito richiamo al territorio di provenienza della famiglia (il Palermitano) tanto che le due suggerivano di intimorire l’imprenditore facendogli credere che stessero “salendo” i parenti o che l’anziano avrebbe potuto parlare con la “nonna” della ragazzina, figura che la figlia avrebbe potuto interpretare al telefono.

Ma i suggerimenti riguardavano anche la quantità di denaro da estorcere all’uomo. Addirittura in alcune telefonate si sente la madre contestare ad un’altra figlia la quantità di soldi da estorcere e che poi avrebbe dovuto ricevere: ne voleva molti di più. Le intercettazioni avevano infine cristallizzato un altro fatto: a ogni telefonata intimidatoria corrispondeva un prelevamento bancario effettuato nell’immediato. Una conferma totale del sexy ricatto organizzato sull’asse Palermo-Bomporto.

F.D.

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