Vignola. Uccise la moglie, potrà essere processato

Il 73enne Franco Cioni era capace di intendere: affetto da una leggera depressione ma fu un “omicidio altruistico”

VIGNOLA. Era capace di intendere Franco Cioni quando soffocò nel sonno la moglie Laura Amidei. Lo ha stabilito la consulente tecnica della Procura, dottoressa Matilde Forghieri, che ha relazionato ieri mattina davanti al giudice per le indagini preliminari, dottor Andrea Scarpa, al pubblico ministero Pasquale Mazzei e al difensore del 73enne, Simone Bonfante.

La specialista, che nei mesi scorsi, ha attentamente esaminato il comportamento di Cioni, sottoponendolo ad alcuni accertamenti specifici per delinearne la personalità e le capacità operative, è giunta ad una conclusione clinica: l’uomo era affetto da una leggera depressione, probabilmente causata proprio dalle condizioni di salute della moglie, ma in quella notte di aprile aveva agito con razionalità. Si può quindi parlare di “omicidio altruistico”: in sostanza voleva evitarle altre atroci sofferenze ben consapevole che quel male di cui soffriva era incurabile e sarebbe invece potuto soltanto peggiorare.


E così, al termine di una lunga notte, Cioni aveva preso un cuscino e con la forza della disperazione ha tolto la vita alla moglie Laura con cui condivideva l’appartamento in via Degli Esposti. Poi, con lucidità, aveva chiamato la centrale operativa dei carabinieri per segnalare l’accaduto e confessare sin da subito.

Il dramma di quell’uomo mite, totalmente dedito alla cura della moglie, aveva commosso Vignola e i tanti conoscenti della famiglia Cioni. Lo stesso gip, constatando che non potevano esserci pericolo di fuga, inquinamento delle prove e reiterazione del reato, aveva da subito disposto la scarcerazione dell’uomo, accolto a casa dalla cognata.

Negli ultimi mesi la dottoressa Forghieri ha elaborato la sua perizia, messa a disposizione delle parti e illustrata ieri in un’udienza durata neppure un quarto d’ora. Ora il giudice Scarpa ha ritrasmesso gli atti al dottor Mazzei che dovrà valutare se chiudere le indagini e chiedere il rinvio a giudizio oppure effettuare alcuni ulteriori accertamenti che appaiono comunque superflui. Inizieranno poi le pratiche per costituire la corte d’assise che dovrà giudicare l’indagato: con la recente riforma della giustizia, infatti, Cioni non potrà neppure accedere ad un rito alternativo, che gli avrebbe garantito uno sconto di pena ma soprattutto avrebbe evitato di rivivere davanti ad un tribunale i dettagli di quella ultima notte trascorsa con la sua Laura.

F.D.

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