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Comunione e messe senza autorizzazione Sacerdote modenese diffidato

Si occupava anche di ritrovi e momenti educativi ma non aveva il permesso necessarIo

MODENA. Messe, ritrovi, momenti educativi e anche comunioni celebrate da un sacerdote non autorizzato dalla diocesi, mai ufficialmente informata delle attività. È una situazione piuttosto complessa e peculiare, quella emersa nelle scorse settimane nella zona più elevata del territorio casalgrandese, attorno al borgo del castello di Casalgrande.

È in quell’area che un religioso officia messe e porta avanti attività pastorali e comunitarie in un edificio all’intero di un complesso gestito da una cooperativa agricola. Il protagonista è il 55enne don Claudio Crescimanno, originario di Modena e attualmente incardinato nella diocesi di Isernia-Venafro, in Molise. Un sacerdote cattolico regolarmente ordinato. Il gruppo di fedeli si ritrova quasi quotidianamente per le messe, con afflussi maggiori per il rito domenicale, curerebbe anche percorsi formativi, si organizza e informa i partecipanti usando chat e Whatsapp.

L’8 dicembre, nel giorno dell’Immacolata Concezione, sarebbe in programma anche la celebrazione della prima comunione per diversi bambini. Qual è l’anomalia? Don Crescimanno non ha mai chiesto alcuna autorizzazione alla diocesi di Reggio e Guastalla, da cui dipendono tutti i Comuni reggiani, né ha informato la diocesi stessa o tanto meno il parroco di Casalgrande.

Un comportamento in contrasto netto con il diritto canonico vigente: il canone 265 del diritto canonico prevede che qualunque sacerdote eserciti il ministero in una diocesi deve avere l’autorizzazione del vescovo locale per operare. La diocesi è stata informata della situazione ad ottobre, il 20 è stata inviata una prima comunicazione in cui si chiedevano chiarimenti. Non avendo ottenuta alcuna risposta, il 30 novembre è stata mandata una diffida formale.

Ad oggi i messaggi non hanno ottenuto risposta. La diocesi di Reggio sta procedendo in queste ore a informare progressivamente sacerdoti e parrocchie della vicenda, l’invito ai fedeli è quello di confrontarsi con i propri pastori e di esercitare quello che viene definito il dovuto discernimento nel valutare il tutto, sottolineando che il sacerdote sta operando senza alcuna autorizzazione.

Una presa di posizione chiara di fronte a una situazione che presenta numerose irregolarità, dal punto di vista canonico. Un religioso che voglia esercitare il proprio ministero in un territorio deve avere in ogni caso l’autorizzazione del vescovo che guida la diocesi in questione, discorso ancor più valido se il sacerdote non è incardinato nella medesima diocesi ma in un’altra realtà, come nel caso di Casalgrande Alto.

Un altro tema canonico è quello del luogo delle celebrazioni, che a Casalgrande Alto vengono officiate in spazi privati, non in un luogo di culto. Le celebrazioni in simili ambiti non sono vietate a priori, ma devono necessariamente svolgersi solo con il benestare della diocesi competente.

Ancora di più se effettuate in un territorio parrocchiale, in cui la competenza pastorale è quindi già assegnata a un altro sacerdote. Uno scenario davvero intricato, segnato dall’assenza di riscontri del religioso e del suo seguito.