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Sestola. L’Appennino modenese diventa un film Ora servono i finanziamenti

Si intitola “Farfalle” e racconta la storia di due ragazzi che si devono allontanare È partita una raccolta fondi per distribuirlo. Regia e produzione modenesi

SESTOLA. “Qual è il peso di vivere in provincia? E, insieme, cosa significa lasciarla?”. Il cortometraggio “Farfalle” è lo sguardo intimo su questo quesito (e, più in generale, sulla gioventù che oggi vive l’Appennino Modenese) di una piccola casa di produzione nata a Sestola nel 2017. «Giovani che oggi sono sicuramente molto legati alla fotocamera del telefono e ai social come tutti gli altri ma che allo stesso tempo sono vittime della distanza tra loro e il mondo che sta fuori”», spiega Marco Pattarozzi, classe 1996, regista e co-fondatore di Sick Pine Video.



La storia è quella di Caterina e Patrick, amici d'infanzia legati da un rapporto profondo e non ancora sbocciato del tutto, ma tra i protagonisti di questo film ci sono anche montagne, fiumi e panorami dell’Appennino Modenese. «Una terra che raramente viene ritratta nel cinema ma noi crediamo invece che la sua bellezza meriti di essere mostrata al mondo», dice Samuele Allori, sceneggiatore e co-fondatore della giovane casa di produzione che vede nel team anche un terzo componente: Mattia Lorenzini. Selezionato nei 10 dieci progetti per il Bando di Produzione Regionale dell'Emilia-Romagna 2021 e finito di girare a luglio, “Farfalle” ora cerca di spiccare il volo grazie a un crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso che ne consentirebbe la distribuzione nei festival nazionali e internazionali.



Marco, spiegaci: come si può sostenere il film?

«Facendo una donazione a “Farfalle - Cortometraggio” su www.produzionidalbasso.com. Potete trovare la campagna di raccolta fondi anche attraverso la nostra pagina Instagram @sick_pine_video e Facebook Sick Pine Video».

Come è nata l’idea di portare l’Appennino al cinema?

«Da una parte c’era l’ambizione di riportare la provincia su canali diversi, più cinematografici, e dall’altra l’esigenza di raccontare casa nostra con le sue bellezze, le sue radici, le sue storie. Fin da quando sono bambino ho sempre vissuto il mio paese attraverso le sue storie e quando mi sono allontanato per studiare all’Università – 5 anni a Milano – ho visto la differenza fra una comunità piccola dove tutti si conoscono e una grande città piena di servizi nella quale però non hai i legami intimi che riesci a sviluppare qui. Quindi volevamo fare un film su quella che è la distanza fra il vivere e l’abitare la provincia e il vivere e l’abitare la città».

Senza troppi spoiler: qual è la storia?

«Caterina è ancorata lì mentre Patrick, il suo amico d’infanzia, pur essendo molto legato alla famiglia di Caterina, adesso ha una vita diversa e uno sguardo differente sul futuro: ha vinto una borsa di studio, dovrà andare a studiare in America, e questa cosa li divide enormemente. È chiaro che il loro rapporto non è soltanto di amicizia ma c’è un’intimità non veramente sbocciata che li lega profondamente. Noi raccontiamo la distanza che si è creata fra di loro e quello a cui porta questa distanza».

Il video di presentazione lo avete girato al Cinema Belvedere di Sestola, ormai chiuso. Perché proprio lì? Fa effetto sapere che ragazzi che lavorano nel settore cinematografico non hanno l’opportunità di andare al cinema nel luogo in cui vivono…

«Noi l’abbiamo voluto girare lì perché cercavamo un posto che fosse attraente a livello scenografico e per celebrare le nostre radici, dato che da bambini andavamo lì al cinema, ma anche per dire che oggi quelle emozioni non ci sono più: tante realtà come quella sono chiuse nella provincia…e non solo qui a Sestola. Ed è un peccato perché in Appennino quella dinamica di andare a vedere un film insieme in uno spazio buio si sta un po’ perdendo. Certo non si può creare un cinema in ogni paese da 2mila anime però sicuramente uno o due punti nell’alto Appennino Modenese sì».

Dove avete girato le scene?

«Tra Fiumalbo, Fanano, Sestola e Pavullo. Più di una scena è stata girata nei dintorni del Lago della Ninfa e un altro punto importante è stato il Ponte di Olina, ponte medievale che quest’anno ha fatto 500 anni di storia».

E il cast? Anche gli attori sono dell’Appenino?

«La protagonista Caterina Nardini e sua sorella - nel film e nella realtà - Elisa sì. Federico Valentini – Patrick – invece è di Imola e Marco Celli di Rimini. L’unico non emiliano-romagnolo è Pietro Romano, originario della provincia di Vicenza».

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