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Bronchiolite, 12 letti in più: «Travolti dall’emergenza»

Il professor Lorenzo Iughetti, primario di Pediatria, sull’impennata di contagi: «Mai vista una cosa del genere, abbiamo chiuso il day hospital per allargarci»

Un’emergenza senza precedenti, che dopo l’impennata di ricoveri delle ultime settimane ha portato il reparto di Pediatria a espandersi, con la chiusura degli spazi dedicati al day hospital in modo da ricavare 12 nuovi posti letto. Un’emergenza che risponde al nome di bronchiolite, infezione virale acuta spesso causata dal virus respiratorio sinciziale. A illustrare la situazione modenese è il professor Lorenzo Iughetti, direttore di Pediatria a Policlinico.

Professor Iughetti, in questi giorni avete dovuto “allargare” la Pediatria?


«Avevamo l’esigenza di aumentare i posti letto, e così abbiamo aperto una sezione straordinaria, chiudendo l’area dedicata ai day hospital e ricavando uno spazio in più per la degenza, con 12 nuovi posti letto. Del resto, si trattava di una risposta necessaria davanti a un’emergenza che ci sta travolgendo».

Quali sono le cause dell’impennata di casi?

«Una risposta chiara non c’è, ma quello che sappiamo è che lo scorso anno avevamo avuto un solo caso di bronchiolite, e senza dubbio il lockdown e la minor circolazione delle persone avevano ridotto la diffusione di questo virus. Quest’anno invece le bronchioliti sono partite in forte anticipo, dal momento che una patologia che si manifesta tra gennaio e febbraio è partita ad ottobre, e ora non accenna a diminuire».

Quali sono le fasce d’età più colpite?

«La bronchiolite riguarda soprattutto i bimbi sotto i due anni di vita, anche se i casi più gravi riguardano i neonati e i bimbi di pochi mesi. Anche nella notte tra venerdì e sabato è arrivato in elicottero un neonato che aveva bisogno del ricovero in terapia intensiva».

Quanti sono i bimbi ricoverati al momento?

«Ad oggi abbiamo 3 bimbi in terapia intensiva e 17 in reparto: sono tutti trattati con ossigenoterapia ad alto flusso, anche perché non esiste un antivirale contro il virus respiratorio sinciziale. L’altro problema è che, dal momento che molti di questi bimbi sono neonati, non respirando bene i piccoli non riescono ad alimentarsi, quindi oltre a dar loro ossigeno, somministriamo anche liquidi in via endovenosa per avere un’idratazione sufficiente».

Una situazione complicata, insomma.

«Una situazione piuttosto problematica, anche perché al momento siamo travolti da questa ondata di casi. Una situazione che non riguarda solo Modena, ma tutto il Paese, con tanti ospedali che, come noi, hanno dovuto chiudere dei settori per ricavare posti letto in Pediatria. Del resto, non era mai successo che dovessimo aprire un intero reparto aggiuntivo».

Quali sono i sintomi e quali consigli possiamo dare ai genitori?

«I sintomi vanno dalle difficoltà respiratorie, spesso precedute da un raffreddore che persiste un paio di giorni, poi si passa a tosse e frequenza respiratoria aumentata, tanto che il neonato fa fatica ad alimentarsi. Il consiglio ai genitori è di non permettere agli estranei di avvicinarsi ai bimbi, e lavarsi spesso le mani: anche nonni ed amici, che hanno l’abitudine di dare un bacio ai bimbi, dovrebbero evitare, perché in questa fase è meglio proteggere soprattutto i neonati e i più piccoli. Per la Pediatria al momento questa è un’emergenza, tanto che il virus sinciziale ci preoccupa molto più del Covid».

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