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Rotta a Nonantola, un anno dopo «Problemi irrisolti e caos rimborsi»

Il comitato di cittadini colpiti dall’alluvione rimane critico «Comunità divisa a metà e l’iter per i soldi è complesso» 

Nonantola. Ne è passato di tempo, da quel 6 dicembre 2020. Domani ricorrerà infatti il primo anniversario dell’alluvione di Nonantola, che ha stravolto la vita di centinaia di famiglie. E da allora in tanti si sono riuniti nel “Comitato alluvionati”, per cercare risposte dalle istituzioni e ripartire pressoché dal nulla, sia a livello materiale sia, soprattutto, a livello psicologico.

«La situazione – fanno sapere alcuni componenti in un colloquio – è rimasta pressoché invariata rispetto a un anno fa, e questo non è positivo. La platea di alluvionati è divisa di fatto in due gruppi: il primo che, non avendo subito danni ingenti, è riuscito a ripristinare, per una buona parte, l’abitazione. Il secondo, invece, è composto da persone che non hanno disponibilità finanziaria e che, pur avendo presentato i preventivi, dovranno attendere tempi lunghi per iniziare i lavori. Insomma, viviamo nell’incertezza più totale».


Incertezza che sta sempre più demoralizzando i cittadini. «Purtroppo stiamo vivendo, da un anno a questa parte, con tanta amarezza in bocca. Questo perché ci sembra surreale dover lottare per portare a casa qualcosa a cui si pensava di avere diritto in modo equo e giusto. Questo perché l’alluvione non è dipesa dal nostro volere e le istituzioni avrebbero dovuto prontamente accompagnare i nonantolani nella ripartenza. Al contrario, sembra quasi che Regione e Comune stiano facendo a gara a illudere i cittadini e a complicare la loro vita».

Uno degli obiettivi del comitato, è di portare all’attenzione delle istituzioni i problemi dei paesani. In tal senso l’Amministrazione comunale, per favorire il dialogo, ha promosso, lo scorso 25 novembre, un Consiglio comunale aperto. L’iniziativa è stata però giudicata insufficiente dal comitato: «Abbiamo assistito alla rappresentazione svilente di forze politiche e livelli istituzionali, che dopo un anno di collaborazione gomito a gomito non sono riusciti a dare risposte chiare e soddisfacenti sui rimborsi e sulle cause del sinistro del 6 dicembre 2020. Anziché diminuite, le distanze tra gli interlocutori sembrano essere aumentate. Inoltre poco è stato detto sull’argine che continua a preoccupare, soprattutto in questo periodo, dove tocca corde molto sensibili tra gli alluvionati».

Una delle note più dolenti è quella dei rimborsi. Secondo il comitato, se subito sono stati annunciati risarcimenti al 100%, poi chi di dovere si è rimangiato la parola. «Dopo la serata al teatro Troisi del 21 maggio del 2021, in cui la parola d’ordine era il rimborso di tutti i danni arrecati dall’acqua, la situazione è cambiata. Il bando di agosto si è subito caratterizzato per essere una corsa a disincentivare i danneggiati nel presentare le domande, limitando i rimborsi con regole che hanno avuto e hanno tuttora interpretazioni diverse a seconda degli interlocutori tecnici interpellati. Peraltro lo sportello per i rimborsi ha già subito due slittamenti della chiusura a causa dell’eccessivo carico burocratico sulle spalle dei periti», dicono con un certo accoramento.

«Cogliamo l’occasione – illustrano – per chiedere un’ulteriore proroga della chiusura dei termini del bando almeno fino a marzo 2022. Nel frattempo, però, non si deve stare a guardare. Si comincino già a valutare le domande autorizzate procedendo prontamente al rimborso, per permettere a chi è in attesa di fare partire i lavori di iniziarli e, a chi li ha terminati di vedersi risarcito nel minor tempo possibile».

Inevitabilmente il sentimento dominante nei componenti del comitato alluvionati di Nonantola, molto attivi sulla loro pagina Facebook, è quello di abbandono da parte degli enti pubblici. «La nostra speranza – aggiungono – è che ci siano tempi celeri per i rimborsi, anche se sembra che l’impostazione del bando sia fatta in maniera tale da risarcire il meno possibile. Ma il problema non è solo quello. In fatto di prevenzione, l’amministrazione non si è mossa. Dal 2014 ad oggi nulla hanno monitorato, sull’argine, per la salvaguardia dei propri cittadini. E la cosa ancora più grave è che ci si nasconde dietro l’alibi dell’evento eccezionale, quando di eccezionale c’è solo l’incapacità di affrontare i problemi».

Il comitato continuerà nelle sue battaglie, anche se, concludono «ci metteremo in fila a chiedere l’elemosina e chiameremo Nonantola la “Fossalta 2”, perché lo scenario da via crucis è simile: come i cittadini, così le imprese di quella frazione di Modena hanno subito quello che probabilmente subiranno anche quelle della zona. L’unica nostra possibilità è quella di pregare, d’ora in poi, ogni volta che ci sarà una piena».

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