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Cattolici, il “centro” riparte da Modena

Giovanardi, Gasparri, Adinolfi e Quagliariello a pranzo da Vinicio per cercare un nuovo ruolo per l’area liberal-popolare

Ovviamente c’è spazio anche per il Babbo Natale in tutù, con l’onorevoleGasparri che alza gli occhi al cielo: «No, Modena non è proprio la Terra promessa...». E poi c’è spazio per il centro, anche se Adinolfi, citando Martinazzoli, ricorda che «il centro rischia di essere uno spazio geometrico e basta». Valori e riflessioni di un’area politica che cerca una collocazione, con l’obiettivo di affrancarsi da un sistema che da una parte vede Pd e Cinque stelle e dall’altra un centrodestra a trazione sovranista sempre più lontano dai valori dei moderati cattolici. A riunire a Modena i principali esponenti politici centristi è stato l’ex senatore CarloGiovanardi, per una due giorni di dibattiti dedicati al “Ruolo dell’area popolare, liberale e di ispirazione cristiana nel centrodestra”, che si è chiusa ieri con un pranzo al ristorante Vinicio di via Emilia Est. A Modena sono dunque arrivati esponenti nazionali di diversi partiti, da Maurizio Gasparri (Forza Italia) a Gaetano Quagliariello ed Eugenia Roccella (Idea-Coraggio Italia), mentre per il Popolo della Famiglia c’era Mario Adinolfi. Assente invece il governatore della Liguria Giovanni Toti, mentre in prima fila, tra il centinaio di persone che hanno seguito il dibattito di ieri nel salone di Vinicio, c’era anche il senatore modenese di Forza Italia Enrico Aimi.

Un centro cattolico alla ricerca di un punto di riferimento, insomma, ma anche di un leader che per forza di cose oggi non può essere Silvio Berlusconi, al di là della possibile candidatura per il Quirinale: «Nella politica di oggi un leader è necessario - ha detto Quagliariello - e sono convinto che il nostro debba assomigliare più a quello del Partito democratico che a quelli di Lega e Movimento 5 Stelle. Letta non fa il leader, ma il segretario di partito, ed è questo che serve». Per quanto riguarda il futuro dell’area cattolica centrista, Quagliariello ha fatto notare che «se si parte dal basso, si mettono insieme i pezzi necessari per costruire qualcosa di interessante». La parola è quindi passata al leader del Popolo della Famiglia Mario Adinolfi: «Io non amo particolarmente il termine “centro” - ha detto - e sono convinto che il “nostro” centro debba essere dinamico». L’ex esponente del Pd si è quindi soffermato sul tema delle classi dirigenti: «Se avessimo potuto votare una persona come Gasparri come sindaco di Roma - ha detto Adinolfi - avremmo una prospettiva diversa da quella che abbiamo oggi, con un cattolico alla guida della città nel mandato in cui ci sarà anche il Giubileo, mentre in realtà ad amministrarla oggi è una sinistra che sta già litigando».


Quindi, passando ai temi modenesi, il leader del Popolo della Famiglia ha elogiato la consigliera comunale Elisa Rossini - presente in sala - protagonista di una battaglia sulla natalità giovedì scorso in piazza Grande: «Elisa mi ha chiamato quella sera - il racconto di Adinolfi - perché era distrutta per la battaglia in Consiglio e per gli insulti subiti. Ecco, noi dobbiamo puntare su persone come lei, che lottano per i nostri valori, anche se in un contesto difficile come quello di Modena». A prendere la parola è stato quindi l’onorevole Gasparri, che è tornato sulla “rottura” del Pdl: «Il partito si è infranto sulle primarie - queste le parole dell’ex ministro delle Comunicazioni - perché tutti decisero di candidarsi per la leadership. Oggi però siamo qui, e l’obiettivo è quello di ritrovarci attorno a una piattaforma di contenuti comuni».

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