Contenuto riservato agli abbonati

Mirandola, sbandata improvvisa, fa un frontale e muore. Nell’altra auto feriti papà, mamma e 3 bimbi

Il 55enne Vladimiro Gatto, operaio Sorin, ha invaso la corsia opposta in via Nazioni Unite. La polizia locale apre un’indagine

MIRANDOLA. Morire a 55 anni, la domenica pomeriggio, su una strada fatta centinaia di volte al volante della propria auto. È il tragico destino riservato a Vladimiro Gatto, napoletano d’origine, mirandolese da anni, persona conosciuta in città e nell’ambiente del biomedicale dopo il lavoro alla Sorin. Ma quello schianto frontale, avvenuto poco dopo le 18 in via Nazioni Unite, la strada che collega la provinciale Mazzone alla Canaletto, poteva avere conseguenze ancora peggiori. L’Alfa Romeo guidata da Gatto ha infatti impattato contro l’Opel Meriva su cui viaggiava un’intera famiglia residente a Camposanto: papà, mamma e i tre bambini, il più piccolo di appena 2 anni. Se la sono cavata con qualche ferita, alcune contusioni e tanta paura, ma gli accertamenti effettuati all’ospedale di Mirandola hanno escluso problemi fisici più complessi.

lo scontro


Gatto, stando ai primi accertamenti effettuati dalla Polizia locale intervenuta in forze con gli agenti del presidio di Mirandola e le altre pattuglie in servizio nell’Unione, viaggiava al volante della sua Alfa Romeo. Aveva imboccato la strada dalla Statale Grazi e si stava dirigendo verso via 29 Maggio. Dalla rotatoria sulla Canaletto al punto dell’impatto ci saranno circa 300 metri di distanza che l’Alfa fa in pieno. Il semaforo che regola l’attraversamento di bici e pedoni sulla ciclabile Chico Mendes è verde e quindi non diventa un fattore utile a scongiurare lo scontro o ad abbassare la velocità. Il 55enne sbanda, invade la corsia opposta dove sta transitando la Meriva della famiglia pakistana. L’impatto frontale è fortissimo e inevitabile, i due veicoli si accartocciano, i cofani si schiacciano e l’Alfa perde anche una ruota per la violenza dell’impatto.

i SOCCORSI

Ai primi passanti si presenta una scena di devastazione. Nella vettura della famiglia straniera sono tutti coscienti ma in evidente stato di choc. I seggiolini sui sedili posteriori hanno evitato che i bambini venissero catapultati all’esterno. La vettura di Vladimiro Gatto è invece ferma sul lato opposto della strada. Lui è immobile, imprigionato. Servirà un intervento dei vigili del fuoco di San Felice per liberarlo dalle lamiere e adagiarlo sull’asfalto ormai provo di vita.

Proprio in quegli istanti transita sulla Canaletto Gianni Doni, comandante della Polizia locale dell’Unione. Sta rientrando a Mirandola dopo una giornata trascorsa fuori città. Intuisce subito che è accaduto qualcosa di grave e avverte subito la centrale operativa, sollecitando l’intervento delle pattuglie in servizio tra cui quelle del presidio di Mirandola. In pochi minuti arriva l’Infortunistica per effettuare i rilievi e i colleghi che invece provvedono a chiudere le vie di accesso e consentire alle ambulanza del 118 di trasportare in ospedale i feriti, ai carro attrezzi di portare altrove le vetture incidentate e agli addetti dell’agenzia funebre “Concordia” di prelevare la salma e trasferirla all’istituto di Medicina legale del Policlinico di Modena, a disposizione del magistrato di turno, per gli accertamenti del caso. Si dovrà infatti valutare se Gatto sia stato colpito da un malore mentre era al volante o se qualcosa abbia influito sulla sua attenzione. Non stava parlando al cellulare al momento dello scontro come è già stato accertato dalle prime verifiche della Polizia locale che ha potuto ispezionare il telefonino della vittima, che lascia la moglie e le figlie.

© RIPRODUZIONE RISERVATA