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Modena. Gli 87 anni della Maestra Kabaivanska «Il segreto? Svegliarsi con un obiettivo»

Oggi è il compleanno della grande soprano che da più di mezzo secolo vive in città e qui alleva i cantanti del futuro «Programmo da sempre le giornate e in tutta la mia vita non ho mai avuto il piacere o il dispiacere di annoiarmi»

L’INTERVISTA

PAOLA DUCCI


È un giorno speciale per Raina Kabaivanska: oggi compie 87 anni. Una lunga carriera, ricca di successi che prosegue con la preparazione di un grande evento per il 23 dicembre. È quella la serata in cui si terrà un Concerto degli auguri speciale che avrà per protagonisti gli allievi della Masterclass annuale in “Tecnica vocale ed interpretazione del repertorio” che Kabaivanska tiene all’Istituto Vecchi-Tonelli dal 2004. I talentuosi cantanti lirici, sapientemente selezionati e formati da Kabaivanska, si esibiranno al Teatro Comunale Pavarotti-Freni accompagnati dall’orchestra dell’istituto Vecchi-Tonelli diretta da Paolo Andreoli. I cantanti, provenienti da Italia, Corea, Brasile e Bulgaria, giungono così al termine di un percorso formativo che li ha visti partecipare, nel corso dell’anno, a numerosi appuntamenti con concerti e lezioni aperte al pubblico. L’inizio dello spettacolo, a ingresso gratuito, sarà alle 20.30: i biglietti potranno essere ritirati presso la biglietteria del teatro da oggi.

Maestra Kabainvaska come ci si sente a guardare la vita dai suoi intensissimi 87 anni?

«Mi sento bene anche se sono tantissimi e proprio perché la matematica non è mai stata il mio mestiere ho smesso di contarli tanto tempo fa, così sto meglio (sorride, ndr). Del resto se penso al numero 87 mi pare una cifra davvero esagerata! Eppure credo di avere un trucco per convivere serenamente con la mia età: ogni mattina mi sveglio con qualcosa da fare. Programmo da sempre le mie giornate e in tutti questi anni non ho mai avuto il piacere o il dispiacere di annoiarmi. Devo pensare alle lezioni dei miei ragazzi della Masterclass, alle attività della mia Fondazione in Bulgaria e all’organizzazione delle borse di studio che in autonomia metto a disposizione degli alunni più talentuosi. La passione per la musica, il canto, il mio lavoro da insegnante così come essere madre e ora nonna, mi riempiono la vita e mi nutrono l’anima e spesso il tempo non mi basta mai».

C’è qualcosa che cambierebbe nella sua vita?

«Per la verità no. Io per tutta la vita ho fatto ciò che più amo: cantare. Oggi continuo a farlo, trasmettendo la mia tecnica artistica ai giovani talenti del bel canto, aiutandoli concretamente a intraprendere un mestiere, durissimo, che richiede talento, passione, studio e sacrificio. Oggi vivere di arte è estremamente difficile. Ecco perché seleziono con grande cura e attenzione i miei studenti. Il mio compito è formare artisti che avranno opportunità di lavoro concrete e non sfornare futuri disoccupati».

Qual è il ricordo che più la lega a Modena?

«Tantissimi. Sono arrivata da Milano per amore, sposandomi ben 50 anni fa con il farmacista modenese Franco Guandalini, allora meglio conosciuto come il regista Franco Rossi. Dopo il matrimonio e la nascita di nostra figlia, Franco lasciò il mondo del teatro e tornò a lavorare nella farmacia di famiglia e si giustificò dicendo: “Raina, due artisti in famiglia sono troppi, meglio che continui tu”. Ma i ricordi più belli che ho riguardano senza dubbio le nascite in famiglia, prima di mia figlia e poi dei miei amati nipoti Giovanni, che ora ha 14 anni e Cecilia di 7: senza di loro non potrei più vivere».

Parliamo del concerto della prossima settimana. Cosa deve aspettarsi il pubblico?

«Sarà speciale, da non perdere per un programma che racconta molto degli interpreti, nessuno dei quali è un artista alle prime armi ma sono già cantanti affermati come la mezzo soprano brasiliana Victoria Pitts che si esibirà in un aria da Il trovatore di Verdi o il tenore Giuseppe Infantino impegnato in più pezzi e ancora Marily Santoro, Aleksandrina Mihaylova, Eleonora Filipponi, Chiara Mogini, Arianna Cimolin, Eva Kim Maggio, Andrea Barbato, Juneyeon Yoon e Donhyun Kim. Porteremo al pubblico arie tra le più complesse del repertorio operistico. Ma lo faremo seguendo quella che per me è la regola più importante: eseguire fedelmente quello che voleva il compositore con intonazione, dinamica e sentimento puro».

Oltre alla tecnica vocale quale è il messaggio che non dimentica mai di trasmettere ai suoi allievi?

«Di essere fedeli all’arte. Quando seleziono i ragazzi per le mie Masterclass quello che cerco è la passione e la fiamma dell’arte che arde potentemente in loro, oltre al talento ovviamente: l’aiuto della natura è fondamentale per fare questo mestiere».

Progetti futuri?

«Sempre gli stessi: continuare a lavorare per crescere questi giovani nel nome della vecchia tradizione lirica italiana che il mondo ci invidia e di cui dobbiamo esserne sempre gloriosi».

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