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Carpi, violenza sessuale su un 16enne: ragazzo condannato a sette anni

Il 22enne aveva attirato la vittima in casa con una scusa per poi minacciarla con un coltello e tentare la violenza sessuale: «Ti taglio la gola se non fai come dico». La polizia arrivata subito sul posto ha fermato il giovane 

CARPI. Una violenza sessuale durata mezza giornata e conclusa con l’intervento della polizia del Commissariato. E ieri è arrivata la condanna da parte del giudice dell’udienza preliminare, dottoressa Antonella Pini Bentivoglio, con rito abbreviato a 7 anni; quattro mesi in più di quella richiesta dal pubblico ministero, dottor Giuseppe Amara.

La vicenda è emersa ieri in tribunale e risale alla metà di giugno quando i poliziotti dovettero intervenire in viale Unione Sovietica, chiamati urgentemente dalla famiglia di un 16enne che aveva appena svelato un tentativo di violenza sessuale. Poco dopo quella telefonata erano partiti gli accertamenti da cui è emerso un racconto veritiero, senza particolari sbavature e con riscontri oggettivi tangibili. Tutti elementi che hanno portato la procura a ottenere la pesante condanna per un 22enne di origini pachistane ma da anni in Italia.


In tribunale era presente la vittima con padre e madre: non si sono costituiti parte civile e quindi non entreranno nel processo ma hanno voluto andare fino in fondo alla vicenda. Il violentatore è invece in carcere e proprio dal carcere, collegato via computer, ha seguito l’udienza.

I FATTI

Giugno 2021, da un appartamento occupato abusivamente in viale Unione Sovietica parte un sms verso il cellulare di quello che presto diventerà la vittima. È l’alba e già il 22enne attiva il proprio piano di adescamento. Chiede al giovane – che conosce da alcuni mesi – di raggiungerlo a casa perché ha bisogno di un aiuto. A metà mattina arriva la prima risposta, c’è uno scambio di messaggi fino a quando l’imputato confessa di dover spostare una stufa.

Pochi minuti dopo alla sua porta bussa il 16enne, accompagnato da un amico, il cui racconto sarà comunque importante nel corso delle indagini. Quest’ultimo viene però allontanato subito: «Facciamo noi due, tu non servi», gli dirà sostanzialmente l’adulto, che appena si trova in casa da solo con il ragazzino lo sovrasta fisicamente. Lo afferra per un braccio e lo trascina in camera da letto dove lo getta sul letto dopo averlo preso per il collo. L’intento è chiaro e diventa ancora più palese quando impugna un coltello da cucina che è già posizionato sul guanciale (altro elemento che conferma la premeditazione).

La vittima cerca di divincolarsi, ma viene raggiunta da un pugno che gli fa sanguinare un labbro prima ancora di essere minacciato: «Se continui ti taglio la gola e ti ammazzo», lo minaccerà con il coltello il suo aguzzino. Che poco dopo si ferirà proprio impugnando male la lama, che si spezza. Per alcuni minuti le effusioni continuano con baci su parte del viso e sfregamenti pruriginosi mentre il 16enne cerca di trovare una soluzione per abbandonare la casa. I due lasciano la camera e finiscono in bagno per vedere quei lavori da effettuare. Ma prima di trovare la libertà l’adolescente dovrà subire un altro approccio spinto e un’altra minaccia: «Io in Pakistan ho già fatto queste cose con altri ragazzini, fai attenzione...».

LE INDAGINI

La polizia di Stato arriva poco dopo la chiamata. Ascolta il ragazzo, annota il suo racconto e poi effettua una perquisizione domestica nell’appartamento del 22enne dove trova importanti riscontri. In una pattumiera c’è il coltello rosso con il manico rotto, descritto come l’arma utilizzata per le minacce. Ci sono poi i vestiti sequestrati (pantaloncini, maglietta e ciabatte) che coincidono con quelli già messi a verbale dalla vittima. E anche la descrizione dell’alloggio coincide pressoché in tutto. A ciò si aggiunge il referto del pronto soccorso dell’ospedale Ramazzini che conferma l’escoriazione al labro causata dal pugno e alcuni graffi al petto che l’imputato avrebbe inferto al giovane mentre tentava di liberarsi. Tutto corrisponde e così scatta la misura cautelare in carcere a cui ieri ha fatto seguito la condanna in primo grado.

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