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Carpi. Fallimento della Costruzioni Cavani Due in carcere per la sparizione di 4 milioni

La Cassazione conferma le condanne degli amministratori per bancarotta. L’avvocato Jasonni: «Siamo soddisfatti»

CARPI. Si è chiusa dopo 8 anni l’iter giudiziario avviato in seguito al fallimento delle Costruzioni Generali Cavani, una delle realtà edilizie più importanti del distretto carpigiano. E si chiude con una doppia condanna che sancisce il disegno criminoso organizzato per depredare l’azienda e spogliarla del proprio valore. Si tratta di un’operazione da 4 milioni di euro, spariti nel corso di una spregiudicata azione di scalata funzionale soltanto a impossessarsi dei soldi.

Lo hanno ribaditi anche i giudici della Corte di Cassazione che hanno confermato le condanne nei confronti dei due imputati. Nessuno sconto di pena, come del resto non c’era stato neppure in Appello e ora gli amministratori andranno in carcere. Si tratta di E.S., condannato a 4 anni in qualità di amministratore dell’azienda che aveva sede in via Tre Febbraio e di L.M., che invece dovrà scontare 5 anni e 6 mesi. Quest’ultimo è l’amministratore e socio di Cogema, la società campana che aveva acquistato la CgC e dopo aver acquisito il controllo l’aveva svuotata di ogni suo bene.


Era il 2005 quando l’impresa edile carpigiana passava di mano e quattro anni più tardi i libri contabili finirono in tribunale per la dichiarazione di fallimento. Su quella operazione però iniziò a fare approfondimenti anche la Procura di Modena che riscontrò un disegno per distrarre più fondi possibili.

Eppure la CgC era stata per diverso tempo uno dei fiori all’occhiello dell’economia locale: aveva dato lavoro ad oltre una trentina di addetti, vincendo anche diverse gare pubbliche in tutta Italia proprio a dimostrazione della qualità delle maestranze e delle capacità dei vecchi manager di stare sul mercato. Poi era subentrato il periodo Cogema che spostò anche i denari fino all’ultimo atto.

Il fallimento, con curatore la dottoressa Francesca Bucciarelli, aveva scelto di costituirsi parte civile, incaricando l’avvocato Michele Jasonni che in questi anni ha sempre rappresentato la parte “buona” di ciò che restava di CgC. E ieri ha appreso con soddisfazione la decisione della Corte di Cassazione: «È stato un lungo lavoro che doveva essere completato anche per tutti coloro che hanno perso il lavoro e sono stati abbandonati al loro destino. Sono soddisfatto per questa sentenza anche perché sono state confermate le tesi che avevamo sempre sostenuto: ci fu una bancarotta distrattiva finalizzata ad acquisire illecitamente praticamente tutti i fondi di CGC». I giudici hanno inoltre confermato anche la provvisionale per il fallimento, quantificata in due milioni di euro.

F.D.

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