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Modena, la tua storia / Marta: I materassi fatti di foglie e la polenta a colazione 

Ricordi del tempo di guerra e l’incontro con Alberto, un amore durato 70 anni

“La storia della mia infanzia la scrivo per i miei nipoti perché imparino che si può essere felici anche nell’infelicità e nella povertà”. Iniziano così le memorie di Marta Consolini depositate al Centro documentazione donna nell'ambito della raccolta di autobiografie “La tua storia, per la Storia”. È il racconto della sua vita scritto nel 2004 seguendo il flusso di una scrittura che ha imparato ricopiando lettere d’amore: “Le belle cose che mio marito mi scriveva io le mettevo nelle lettere delle amiche ai morosi” ammette intervistata in occasione della consegna. Marta vive in una casetta ad Anzola Emilia con i genitori: Elisa ‘casalinga’ e Dante ‘guardia comunale’. Il tempo è scandito dagli svaghi con le sorelle Edda, Silvana e Dea. “I nostri giochi consistevano in bambole e palle di stoffa, le camere e la cucina per le bambole le facevamo con la terra poi le mettevamo a seccare al sole… si giocava molto in cortile”.



Durante le feste “Il babbo faceva l’albero con mandarini, noci, caramelle (poche) e delle piccole ballerine di zucchero. La notte di Natale si lasciava la tavola apparecchiata perché venivano i pastori a mangiare, dovendo loro fare tanta strada. La sera della Befana mettevamo le calze appese al camino ed una corda perché potesse scendere… eravamo felici fino a quando non è arrivata la guerra… spesso suonava la sirena per avvertire che gli aerei venivano a bombardare così in piena notte la mamma doveva alzarci tutte e scappavamo nei rifugi, oppure veniva di corsa a prenderci a scuola appena suonava l’allarme”.

Nel 1940 la famiglia è sfollata a Piumazzo, nella chiassosa casa di campagna di quei nonni con 15 figli e 10 nipoti che “misero a disposizione un grande camerone dove dormivamo tutti assieme. I materassi erano fatti di foglie di granoturco,c’era una grande asola così con una mano, al mattino per fare il letto, si entrava nel foro e si mescolavano le foglie… Per colazione c’era quasi sempre la polenta… una volta a settimana si faceva il bagno dentro a una tinozza e ci si lavava anche in tre nella stessa acqua, d’estate invece a volte andavamo a farlo al macero, era una specie di laghetto che serviva ai contadini per mettere a bagno la canapa che serviva poi per fare il tessuto e anche gli stecchi per accendere il fuoco con gli zolfarelli ”. Ma la sera arriva presto in campagna e per far luce, soprattutto nel rigido inverno quando la famiglia si riunisce nell’ambiente più caldo, si usano “le candele o l’acetilena, un lume che funzionava a carburo, poi tutti a letto… con il prete, un attrezzo di legno con dentro un tegame pieno di braci che lo chiamavano la suora, così il prete con la suora ci scaldavano il letto”.

Durante il giorno gli uomini preparano gli attrezzi per la primavera, le donne filano la canapa e rattoppano vestiti: “Era triste l’inverno nella stalla, i nidi delle rondini erano vuoti e le giornate erano lunghe”, ma a rallegrare i giorni nasce il tanto desiderato fratellino, mentre la guerra giunge al termine. Nel periodo immediatamente successivo alla Liberazione la famiglia resta vittima delle violenze che caratterizzano il clima di rappresaglie personali e politiche fra ex partigiani ed ex fascisti, o presunti tali. Il 19 maggio 1945, mentre tutti recitano il rosario alla Madonnina apposta in un albero vicino, Dante è sdraiato su un prato tenendo in braccio il piccolo. Come molti era stato iscritto al PNF “perché se volevi lavorare bisognava prendere la tessera”. Quel giorno “quattro assassini su un camion si recarono a casa e chiesero del babbo; esso che conosceva la sua innocenza, si presentò”. La mamma cercando di seguirlo viene minacciata: “Fu preso, caricato sul camion eil mattino seguente lo trovammo in aperta campagna steso al suolo morto. Fu ucciso per odio personale” prosegue Marta nelle memorie.

La madre rimasta sola è aiutata da uno zio bolognese che fa terminare gli studi a Marta nel Collegio S.Vincenzo, presso le Suore della Carità, dette ‘del cappellone’ per via del grande copricapo. Appena quattordicenne, “mi chiamavano la ragasòla”, inizia a lavorare alla Fabbrica Italiana Busti, successivamente Magic, dove conosce il marito. “C’era un nuovo impiegato, alto, bruno, in verità abbastanza bello. Passò qualche mese e feci conoscenza si chiamava Alberto. M’invitò parecchie volte a ballare… io sentivo che qualcosa di diverso esisteva in me, un nuovo sentimento era nato: ero per la prima volta innamorata!... Poi per la prima volta mi baciò, rimasi immobile, sentii salirmi alla faccia un tremendo rossore, evitavo che mi guardasse… quella notte il sonno stentò a venire, le labbra mi bruciavano ancora”. Quell’amore è inizialmente contrastato dalla madre che “non voleva perché ero giovane ma anche perché un dottore era di me innamorato, esso era ricco e a una mamma fa piacere vedere una figlia in buone condizioni” nonostante tutto perdura e convolano a nozze. Marta continua l’attività come lavorante a domicilio confezionando busti con la suocera e seguendo talvolta il marito divenuto rappresentante della Magic, che viaggia tutta Italia. Il 22 maggio 2020 scrive: “70 anni assieme di felicità poi tu mi hai lasciata per sempre. Aiutami a superare questo dolore. Ti amerò per sempre”.

Silvia Bonacini

Caterina Liotti

CDD Modena

MARTA CONSOLINI

Marta Consolini (Anzola Emilia, 1935) consegue la licenza elementare al Collegio San Vincenzo di Bologna poi inizia a lavorare come sarta nella Fabbrica italiana busti, successivamente riconvertita nella ditta di intimo Magic.

Dopo il matrimonio con Alberto Zanasi e la nascita del figlio Roberto, continua l’attività dapprima aiutando la suocera nel confezionamento a domicilio di intimo e, per quindici anni, come subagente del marito nella zona di Bologna e provincia. Da sempre attiva nel volontariato per l’associazione Villaggio Senza Barriere a Cà Bortolani di Tolè, che si occupa d’integrazione e inclusione di ragazzi e ragazze con disabilità, e per la Onlus Fa.Ne.P., Associazione Famiglie neurologia pediatrica, legata all’Ospedale Sant’Orsola di Bologna che agisce sul sostegno alla Ricerca nel campo delle malattie del cervello e sul miglioramento della qualità di vita nei reparti.
Le memorie e le fotografie sono depositate nell’Archivio del CDD


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