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Modena, medici di base, è un’emergenza senza fine In provincia ne mancano ancora più di 40

Per uscirne si punta ad ampliare del 30% il bacino di pazienti dei neolaureati. Cintori: «Non basta, servono incentivi»

MODENA. Un aumento del 30% del numero dei pazienti che un giovane in formazione può seguire. È questo l’approdo a cui probabilmente si arriverà in Emilia Romagna per far fronte a una carenza di medici di famiglia che nella nostra provincia in questi giorni sta arrivando ai suoi esiti più emergenziali: lasciare un intero comune senza una figura di riferimento. È il caso di Lama Mocogno denunciato nei giorni scorsi dal sindaco Giovanni Battista Pasini: dei tre medici che c’erano nel 2020, a fine 2021 con l’ultimo pensionamento non ne rimarrà nessuno. Da qui il suo allarme e la richiesta alla Regione di soluzioni straordinarie, visto il momento. Che arriva a porre di fatto anche una questione costituzionale di diritto alla salute.

L’idea – ma è qualcosa di più in realtà perché c’è sostanzialmente già una bozza di accordo da sottoscrivere – è quella di puntare sull’operatività immediata dei giovani, ampliandola. Attualmente un giovane laureato che sta seguendo il corso di Medicina generale può accedere a incarichi convenzionali come medico di base sul territorio (abbinando lavoro e studio) arrivando a seguire fino a 500 pazienti, mentre un medico di famiglia formato, cioè a corso finito, può arrivare a 1.500. Adesso si punta a fare arrivare i giovani fino a un tetto di 650 assistiti.


«L’intesa con la Regione è stata raggiunta, l’accordo per portare i pazienti a 650 è sostanzialmente solo da firmare – spiega Dante Cintori, segretario provinciale della Federazione italiana Medicina generale – ma perché i giovani sfruttino la possibilità di seguire più persone, specie nelle zone periferiche, bisogna che possano seguire le lezioni in Dad. Altrimenti diventa insostenibile lo spostamento». Sulla possibilità della formazione a distanza sarà il Consiglio didattico regionale ad esprimersi. Certamente non mancherà la sensibilità su una dinamica che di fatto è un passare di emergenza in emergenza.

A febbraio la pubblicazione da parte della Regione delle cosiddette “zone carenti” registrò in provincia di Modena un record di 53 posti vacanti di medici di base. A luglio soltanto 13 risultarono assegnati. Ne rimanevano 40 scoperti (il 75,4%) ma almeno un leggero miglioramento c’era stato. Poi via via sono emersi nuovi casi di zone carenti, altri si sono delineati in questi giorni e altri ancora lo faranno nei primi mesi del 2022, tra pensionamenti e trasferimenti.

Vedi il caso di Lama, ad esempio, dove il 31 dicembre andrà in pensione l’unico medico rimasto. Ma in montagna si presenterà presto anche quello di Montecreto, dove il pensionamento dell’unico medico rimasto avverrà nei primi mesi del 2022. E di Fanano, dove di quattro medici ne resteranno tre per un trasferimento. Ma anche la pianura continua a soffrire, nelle frazioni in particolare. Vedi a Carpi il caso di Migliarina-Budrione, bacino di 2.800 pazienti per cui il bando Ausl di reclutamento di un dottore è andato ripetutamente deserto. Tanto da portare a fine novembre alla nuova protesta dei residenti, che ormai sembra si debbano rassegnare ad avere un ambulatorio di continuità infermieristica. Ad agosto è poi emerso a Nonantola il caso della frazione de La Grande, rimasta anche qui senza medico. E così fino al perimetro capoluogo. A Modena da maggio manca il dottore ad Albareto: incredibilmente non si trova nessuno disposto a venire neanche qui.

«È una situazione estremamente seria – rimarca Cintori – per risolverla bisogna agevolare i giovani medici in tutti i modi, prevedendo sia incentivi economici per il lavoro nelle periferie che una disponibilità agevolata di alloggi e ambulatori. Sennò non se ne esce».

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