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Modena, la tragedia di Albareto. "Angiolino è decollato col sole, all’improvviso la nebbia"

Davide Orsi del campo volo di Gaggio da dove Palmieri è partito: «Noi voliamo a vista, forse voleva atterrare in un campo»

MODENA «Un “banco” di nebbia, arrivato all’improvviso. Angiolino è così rimasto sorpreso e purtroppo non è riuscito a evitare quella casa».

Vanno in una sola direzione, questa appunto, le ricostruzioni dei piloti di ultraleggeri che la Gazzetta ha sentito in questi giorni. Alcuni di loro hanno conosciuto Angiolino Palmieri, il 70enne che nella mattinata di lunedì si è schiantato con il suo aereo, un Tecnam P92 Echo, sul tetto di un’abitazione a Bastiglia. Un impatto violento con il velivolo distrutto che ha terminato la sua corsa nel vano scale dell’edificio per fortuna era disabitato da tempo.



L’agricoltore originario di San Prospero era partito dal campo volo Deltasport di Gaggio di Castelfranco. Era diretto proprio nella “sua” San Prospero per un viaggio particolare. Già, perché il signor Angiolino stava riportando a casa l’ultraleggero parcheggiato da alcuni tempi a Gaggio. Lo stava porando a casa dopo aver ricavato nel proprio campo agricolo un’area per atterrare e decollare oltre a un hangar dove ricoverare il mezzo.

Così Davide Orsi che è il presidente del club Deltasport: «Era con noi da poco tempo, aveva portato a Gaggio il suo aereo in attesa di ultimare i lavori nei pressi della propria abitazione. Una persona gentile, disponibile e sorridente. È stata una vera tragedia che ha scosso, e parecchio, tutto il nostro club».

Orsi, anche lui esperto pilota, entra dunque negli aspetti più tecnici del volo e dei pericoli causati dalla nebbia. Gli stessi aspetti che diversi colleghi avevano analizzato nelle drammatiche ore post-schianto: «Ci sono delle indagini in corso, ma credo che a giocare un ruolo chiave sia stata proprio la già citata nebbia. Mi dicono, io non ero presente, che quando Angiolino è partito da Gaggio c’era il sole. Purtroppo, come accade nel nostro territorio, la nebbia cala all’improvviso e viaggiare “immersi” in quel bianco è praticamente impossibile».

In questi casi l’opzione consigliata è una in particolare: «Quella di salire, di andare oltre la nebbia e di ritrovare la visibilità. Abbiamo degli strumenti di bordo che possono aiutarci, ma il nostro è un volo a vista. Per questo risulta molto complicato atterrare quando la visibilità è ridotta». Una manovra, quella di atterrare, che ha provato a mettere in pratica Angiolino: «Probabilmente aveva deciso di sfruttare gli ampi campi, ma non ha potuto vedere quella casa e l’impatto è stato inevitabile. Siamo davvero colpiti, per noi del club è un grande dispiacere. Angiolino guidava da poco tempo, ma comunque era un pilota capace e soprattutto prudente. Quella maledetta nebbia, però, lo ha sorpreso. Un nostro collega, che lavorava in zona, ci ha detto che è arrivata all’improvviso. Un muro bianco. E chi mi ha riferito questo è un pilota esperto, sicuramente capace di decifrare le situazioni da un punto di vista tecnico».

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