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Protesta a Carpi. L’urlo degli studenti contro la scuola «Freddo e classi pollaio, non ci stiamo»

La mobilitazione delle superiori porta le istanze in piazza ma pochi partecipanti. Una prof: «Però hanno ragione»

CARPI. È stata una giornata di sciopero quella delle scuole superiori di Carpi. Viste le condizioni degli edifici e i problemi incombenti riguardo la temperatura, il Comitato studenti e tanti altri giovani hanno boicottato le lezioni per una protesta che, come riferiscono ragazzi e docenti, “ha avuto una buona adesione” nonostante che al presidio organizzato nel parcheggio delle piscine abbia partecipato all’incirca una trentina di ragazzi.

Carpi, studenti in lotta per spazi e riscaldamento



«Il problema del freddo in molte aule – ha specificato Sara Trotta, studentessa e rappresentante di classe di una quarta del liceo Fanti – è diventato insostenibile, ma si tratta solo della punta dell’iceberg. La motivazione principale che ci ha spinti a scendere in piazza è che viviamo scuole sempre più affollate. Le classi pollaio ormai sono la norma, nonostante le promesse di chi sta al Governo. Anche per un discorso di sicurezza sanitaria le premesse erano che si sarebbe fatto il possibile per ridurre il numero di studenti per aula. Invece quello che realmente è accaduto, per far fronte all’aumento di alunni che in questi anni sono entrati alle superiori, non è stato investire in edilizia scolastica per ampliare gli spazi, ma piuttosto si è preferito smantellare i laboratori, eliminandoli dal nostro piano formativo, per convertirli in aule e spesso le classi vengono sistemate in spazi assolutamente inadatti alla loro funzione».

«La verità è – ha aggiunto Simone Luppi, liceale del Fanti – che non si investe più nella scuola che ormai sta diventando sempre di più “azienda” e sempre meno “luogo/strumento educativo. Noi non vogliamo essere una “merce” e non vogliamo nemmeno essere trattati come una “spesa” da ridurre il più possibile».

Ad appoggiare gli studenti anche alcuni professori. «Vogliamo sostenere i ragazzi in questa protesta a nostro avviso giusta – ha spiegato l’insegnante Fabiana Stefanoni – la situazione è drammatica: si era detto che si sarebbe fatto tutto il possibile per scongiurare la Dad, ma ecco che nell’inasprirsi della pandemia siamo di nuovo alle solite. Classi troppo numerose che favoriscono il contagio, distanziamenti impossibile da rispettare e tracciamento ancora una volta andato in tilt, file interminabili per effettuare i tamponi, giorni di attesa per i risultati e le istituzioni che, invece di aumentare il personale sanitario addetto, si limitano a cambiare i protocolli non risolvendo mai il problema a monte».

Presente al presidio anche qualche studente universitario come Elio Carosone, che frequenta Storia a Bologna. «Anche all’università la situazione non è migliore – ha concluso – lezioni a singhiozzo e ancora tanta Dad con il problema della carenza degli alloggi per studenti che ormai appare irrisolvibile».

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