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Fare i tamponi a Modena è un inferno. Si resta in coda fino a dieci ore In serata l’Ausl si scusa

In auto anche con la febbre, senza poter andare in bagno e senza mangiare «Ci dispiace per chi ha vissuto una giornata difficile, il sistema non ha funzionato»

MODENA. Chi pensava di aver visto tutto nei giorni scorsi avrebbe dovuto mettersi in coda ieri, sperando che la tendenza che porta a un nuovo record quotidiano si fermi qui. Perché ieri, per andare al drive-through di via Minutara per fare un tampone, sono servite anche dieci ore di attesa in auto. Difficile non definire vergognosa una situazione che ha portato migliaia di persone che non stanno bene - tra chi ha la febbre alta e chi ha tosse e raffreddore, compresi tanti bambini e anziani - a restare in macchina per tutta la giornata, respirando i gas di scarico di centinaia di altre auto, senza poter andare in bagno e sperando che in molti si siano premuniti di cibo e acqua. Quella di ieri, insomma, è stata (almeno per ora) senza dubbio la giornata peggiore per le code al drive-through dall’inizio dell’epidemia.

E se a Modena l’immagine è stata quella di una coda chilometrica che intasava tutta via Divisione Acqui fino alla caserma Setti di via Minutara, in provincia le cose non sono andate tanto meglio: tanti i cittadini che hanno segnalato sui social le file infinite, da Carpi a Fiorano.


È una questione di dignità. Verso i cittadini e verso anche quei dipendenti che ci hanno messo la faccia, incolpevoli, nel dover gestire una situazione collassata già in partenza. Già, perché le file ai tamponi sono all’ordine del giorno da settimane, negli ultimi giorni il quadro è drasticamente peggiorato. Non sono una sorpresa le code. Passino - anche se non dovrebbero passare ed era stata la stessa direttrice Silvana Borsari a definire la situazione inaccettabile - i disguidi di Santo Stefano dove l’attesa era arrivata a otto ore. Ma il ripetersi di questa situazione anche nei due giorni successivi rende tutto inaccettabile.



Se il problema sono i numeri del personale, la soluzione non può essere cambiare la viabilità di accesso: andava presa una decisione drastica dirottando altro personale a gestire un quadro emergenziale. Perché di emergenza si tratta se una persona con febbre sta in fila quasi dieci ore per un tampone. Ma una emergenza comunque prevedibile, perché è la stessa Ausl che dispone gli appuntamenti. In tanti, anche ieri, si chiedevano il perché di un solo punto tamponi a Modena. Tutte domande che hanno certamente risposte complesse, ma Modena non può permettersi che giornate come questa si ripetano.

L’Azienda Usl, nel tardo pomeriggio, si è scusata: «Chiediamo scusa a tutti i cittadini che, nella difficile giornata di oggi, hanno dovuto affrontare code e ore di attese ai drive through della provincia. L’incremento della pressione epidemiologica del virus sta facendo registrare numeri enormi, a cui l’Azienda e le sue articolazioni stanno provando a fare fronte mettendo in campo risorse straordinarie, ma non infinite. Altrettanto doveroso, però, è spiegare come ci si è arrivati a questa situazione, senza la volontà di attribuire colpe o responsabilità ad alcuno. Per comprendere perché il sistema oggi non ha funzionato sono necessarie due cose: una premessa e i numeri».

La premessa è che la programmazione dell’attività dei Drive through della provincia di Modena è basata sulle prenotazioni dei tamponi effettuate il giorno precedente da parte di Medici di Medicina Generale, Pediatri di Libera Scelta, Farmacie, Sanità Pubblica e Continuità Assistenziale. Per quanto riguarda i numeri, per la giornata di ieri nei drive della provincia erano programmati 4.793 tamponi, prenotati appunto dai canali sopra descritti. Su questo numero è stata dunque organizzata l’attività. «Alle 17.30 di oggi - spiega l’Ausl - i tamponi effettuati erano oltre 7.000: dunque, ciò significa che più di 2.000 persone si sono presentate in accesso diretto, una modalità non prevista e che crea disagi e rallentamenti, anche a causa delle necessarie operazioni di creazione delle etichette da apporre ai tamponi; etichette che invece vengono generate automaticamente quando viene seguito il percorso corretto».

Verissimo, va riconosciuto, come l’Ausl non possa prevedere l’arrivo dei “furbetti” dei tamponi. Ma avrebbe dovuto fare ciò che aveva detto il giorno prima in conferenza stampa: rispedirli a casa. Per il bene di chi ne aveva diritto, e per il bene dei suoi dipendenti, che hanno lavorato ben oltre il loro orario tra gli improperi di tutti. Si tratta, come detto, di rispetto e dignità.

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