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Modena. Il dottor Stefano Toscani lascia l’emergenza «La prima medicina è il lavoro di squadra»

Va in pensione lo storico responsabile del Dipartimento dopo 32 anni di servizio ininterrotto in provincia, tra grandi sfide 

la storia

sara terenziani


La pandemia ormai da quasi due anni sta sottoponendo ad una dura prova l’intera popolazione e il personale medico e sanitario in particolare. Tanti sono coloro che si sono prodigati con impegno per continuare a fare il loro lavoro e sostenere i loro pazienti, come hanno fatto per anni. Tra questi c’è chi in questo periodo giunge alla conclusione della sua carriera: è il caso del dottor Stefano Toscani, direttore del Dipartimento di Emergenza e Urgenza di Modena, che si prepara alla pensione e coglie l’occasione per ripercorrere i momenti più significativi della sua carriera.

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Partendo dalla situazione attuale, quali sono le principali difficoltà che vi trovate a fronteggiare?

«I disagi attualmente riguardano sia la popolazione in generale sia tutti gli operatori del settore sanitario. L'attività di pronto soccorso è notevolmente rallentata dalla pandemia, poiché è necessario impegnarsi per mettere preventivamente tutte le persone in sicurezza. Fortunatamente la situazione al momento è ancora gestibile, nonostante le difficoltà dovute all’utilizzo dei trasporti, che sono ridotti rispetto a prima perchè una parte è dedicata ai trasporti dei pazienti Covid, di conseguenza è stata ed è ancora necessaria una riorganizzazione per poter lavorare al meglio delle nostre possibilità».

Come pensa che sia destinata ad evolversi questa situazione pandemica?

«Prevedere che cosa succederà è molto difficile, ma al momento posso dire che la fase che stiamo affrontando ora pare essere caratterizzata da una maggiore contagiosità accompagnata però ad una minore gravità della malattia, che porta quindi il numero dei ricoveri ad essere nettamente inferiore rispetto alla prima e alla seconda ondata».

Quali sono gli aspetti più complessi da gestire al momento?

«In questo momento si sta tentando in ogni modo di evitare la chiusura dei servizi, quindi la difficoltà ma anche l’obiettivo del momento è cercare di coniugare la gestione delle persone sintomatiche in ospedale con quella consueta degli altri reparti e del resto degli interventi».

Facendo un salto indietro nel tempo, quali sono stati i momenti più significativi della sua carriera negli anni passati?

«Dal punto di vista gestionale ogni periodo è stato caratterizzato dalle sue difficoltà, come ad esempio il terremoto del 2012. In quel periodo ero direttore del Pronto Soccorso di Mirandola, una delle zone più colpite dal sisma ed è stata necessaria una riorganizzazione immediata per gestire la situazione. Ricordo molto bene anche l’esperienza del concerto di Modena Park nel 2017, per cui l’organizzazione ha richiesto mesi di lavoro in collaborazione con le forze dell’ordine e i Vigili del Fuoco siccome in quel periodo si temevano anche gli attentati. E’ stato un bellissimo esempio di lavoro di squadra».

In conclusione, alla fine della sua carriera, che cosa si augura per il futuro del Dipartimento di Emergenza e Urgenza di Modena?

«Mi auguro che il dipartimento venga mantenuto e che si crei sempre più spirito di collaborazione e sinergia tra i vari ospedali e servizi della provincia con una rotazione del personale, così che ognuno possa capire la differenza tra lavorare al centro e lavorare in periferia».

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