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Stop alle visite dei parenti, ospedali modenesi blindati

Non è più possibile entrare nei reparti no-Covid. La protesta di alcune famiglie che non sono state avvisate della novità

È un’azione che già è stata messa in campo durante le fasi più dure della pandemia e che ora viene riproposta: stop alle visite di parenti e amici ai degenti ricoverati in ospedale. La decisione vale per tutte le strutture sanitarie del territorio di Modena e provincia.

Lo hanno comunicato nell’ultimo giorno dell’anno l’Ausl, l’Azienda ospedaliero universitaria e quella dell’ospedale di Sassuolo.


«Per contenere il rischio di focolai di Covid all’interno degli ospedali, considerando l'andamento delle infezioni – spiegano le tre aziende sanitarie – siamo costretti a limitare l’accesso dei visitatori ai reparti No-Covid. Una misura che entra in vigore da subito e che vuole proteggere il più possibile in primo luogo le persone più fragili, i pazienti ricoverati».

Ci sono ovviamente delle eccezioni: «Potranno entrare i parenti in visita a pazienti minorenni, accompagnatori di soggetti con disabilità grave riconosciuta e persone con specifiche necessità di assistenza (ad esempio potrà entrare in sala parto una persona di riferimento per assistere la partoriente)», specificano ancora dagli ospedali.

Queste le modalità di accesso: «Agli ingressi degli ospedali (i cosiddetti check-point) verrà verificato che il visitatore abbia il modulo di autodichiarazione per l’accesso in reparto che è possibile scaricare sul sito internet delle tre aziende sanitarie oltre a verificare le necessarie e consuete misure di sicurezza per poter entrare (temperatura corporea, mascherina chirurgica, igienizzazione delle mani), possesso del green pass ed eventuale riconoscimento di disabilità grave e modulo di autodichiarazione per i loro accompagnatori».

La norma è entrata in vigore l’ultimo giorno dell’anno e non sono mancati i disagi per quelle famiglie che già avevano pazienti ricoverati in ospedale: «Ad esempio – racconta una donna la cui madre è al momento in ospedale – nessuno ci ha avvisato che non saremmo più potuti entrare per accudire mia madre».

L’anziana signora, infatti, non soffre di disabilità certificata tuttavia ha necessità specifiche: «Non riesce ad alimentarsi da sola e allora mi chiedo chi le darà da mangiare? Come farà il personale infermieristico ad occuparsi anche dell’alimentazione dei tanti anziani degenti che non sono in grado di mangiare in modo autonomo?».

Domande lecite e che ha rivolto anche al personale che era in servizio ieri nel primo giorno dell’anno. Non ha ricevuto risposte e lei, come altri parenti, sono rimasti fuori in attesa che le direzioni sanitarie specifichino meglio le circolari ai responsabili dei vari reparti.

D’altro canto, vista la diffusione del contagio degli ultimi giorni, è indispensabile arginare la possibilità che persone infette e magari asintomatiche entrino nei reparti dove vengono curate persone anziane e con gravi patologie. Va trovato un equilibrio non semplice tra necessità delle famiglie e degli ospedali.

GIB

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