Contenuto riservato agli abbonati

Modena. Oltre un anno di ricovero «Io, invalido per il Covid Chi può si vaccini subito»

Rino Randighieri, classe 1945, si è ammalato a novembre 2020 «Ora sono su una sedia a rotelle: proteggetevi»

l’intervista



MODENA. Covid, dietro ai numeri che che ogni giorno vengono comunicati ci sono persone che hanno una storia da raccontare. Quella di Rino Randighieri è la storia di un sopravvissuto al contagio dopo mesi di calvario mai finito e oltre un anno di ricovero.

Lo hanno salvato i medici, lo ha salvato il fisico atletico, privo di acciacchi almeno fino all’infezione. Lo ha aiutato la famiglia, che gli è stata sempre accanto e che ora fa di tutto per farlo stare meglio nella speranza che un giorno si possa finalmente rialzare dalla sedia a rotelle dove si trova da tempo, dopo che per molti mesi è stato in terapia intensiva, prima intubato, poi in coma farmacologico.

Anche Asia, il cane, sta facendo la sua parte, riservando al suo padrone le attenzioni alle quali aveva dovuto rinunciare, accovacciata sul letto in attesa del suo rientro. Rientro insperato, poiché i medici erano apparsi fin da subito pessimisti sulla possibilità che Rino Randighieri, classe 1945, di Modena, una vita da magazziniere, ricoverato il 15 novembre 2020 dopo tre giorni di febbre alta e la successiva perdita di coscienza dovuti all’infezione, ce la potesse fare.

E invece è da poco tornato a casa, dopo un lungo periodo trascorso prima all’ospedale di Baggiovara, dove è stato nel reparto di Rianimazione, poi intubato e in isolamento per mesi e da dove l’unico contatto con la famiglia avveniva grazie a una videochiamata concessa periodicamente da un’apprezzata operatrice sanitaria che faceva vedere il paziente alla famiglia, anche quando era in coma.

Infine è stato trasferito in degenza all’Hesperia Hospital dove la moglie Luisa ha potuto iniziare ad alimentarlo, sia pure in misura minima, a causa dei danni causati alla trachea dalle operazioni necessarie per eseguire l’intubamento e la respirazione meccanica necessari a tenerlo in vita.

«Ho perso trenta chili perché mi alimentavo solo con la Peg (Gastrostomia endoscopica percutanea, ndr) – racconta Rino, che ringrazia i medici, il personale sanitario e il proprio fisico – L’orologio lo scorso anno mi stringeva il polso e alla dimissione mi arrivava sul braccio e quando mia figlia Federica mi ha fatto vedere una foto in cui ero deperito mi sono messo a piangere».

La guarigione di Rino Randighieri ha però dei costi sul piano della salute, che fanno riflettere specie quando più di uno sottovaluta la gravità della malattia. È su una sedia a rotelle per alcune complicanze indotte dal virus, le corde vocali sono lesionate per la tracheotomia, cui è seguita l’applicazione di una protesi che aiuta lo stimolo della deglutizione. Una massa di funghi gli producevano muco che bloccava i bronchi tanto che l’aria non arrivava ai polmoni, nonostante la ventilazione. Sempre a causa del Covid, Rino, che dice di non aver mai preso una pillola in vita sua, è ora cardiopatico.
A queste patologie si aggiungono i gravi disagi creati dal decubito, all’osso sacro, ai talloni, ai gomiti, ai piedi, divenuti equini per la lungodegenza.

Ma che cosa ricorda, della propria disavventura, Rino, che ha perso pure la memoria di una buona fase della malattia?

«Io ricordo solo che il giorno del ricovero, il 15 novembre 2020, dopo che alle 13 sono arrivati i medici dell’Usca a prendermi, non volevo tenere la mascherina – racconta – Poi mi sono svegliato dal coma all’ospedale di Baggiovara e il 23 marzo mi hanno portato all’Hesperia perché ci voleva una cameretta da solo. Io ho solo un pensiero che mi fa arrabbiare. Penso a quelle persone che non si vogliono vaccinare. Non è bello ritrovarsi invalido al cento per cento dopo una vita da lavoro e un fisico sano. Non sento più gli odori. Io vivevo di pane, di tortellini, il goccino del vino, e mi sono ridotto per mesi con la cremina della Peg. Prima che mi ammalassi, litigavo con chi in giro non manteneva il distanziamento, tanto che per evitare di incontrare la gente uscivo con il cane alle cinque e mezza della mattina. Poi andavo solo a prendere il pane e quando vedevo la gente che faceva gli assembramenti mi arrabbiavo e dicevo: “Se vuoi morire muori perché personalmente non mi interessa, ma per quale motivo non proteggi gli altri?” Se nel 2020 ci fosse stato il vaccino forse ci sarei saltato fuori prima e con meno danni. Se gli scienziati studiano lo fanno per farci stare bene non per ucciderci, come invece sento dire. Vorrei che questa mia disavventura servisse a convincere le persone che non si vogliono vaccinare, ma ammetto che io già prima parlavo meglio con persone cattive che con persone ignoranti».

Intanto Asia, che non lo molla più, cerca di recuperare i mesi persi. Aveva osservato Rino dalla finestra mentre lo portavano via. Lo ha atteso sdraiata sul suo letto, allestito per l’occasione al piano terra della villetta, lo assiste ora seduta su un lato oppure sdraiata sulla sedia a rotelle quando il suo padrone si mette a letto. E quando Luisa la porta fuori per farle fare i bisogni, Asia fa in fretta, poi tira forte il guinzaglio verso la porta di casa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA