Contenuto riservato agli abbonati

Carpi. «Ricostruzione al palo e disagio tra fedeli» La Diocesi silura l’ingegner Marco Soglia

Il responsabile dei lavori del dopo terremoto era stato scelto a suo tempo dall'allora vescovo Cavina, di cui era considerato un fedelissimo lasciato a casa con una comunicazione via Pec: «Sono allibito e non vengo pagato da giugno»

CARPI Il responsabile della ricostruzione dopo il terremoto della Diocesi di Carpi, Marco Soglia, è stato allontanato.

Inizia con un colpo di scena clamoroso l’anno in cui ricorre il decennale del terremoto. Le terribili scosse del 2012 ebbero infatti un impatto devastante anche sul patrimonio della Diocesi e ancora oggi il lavoro da fare è tanto. Basti pensare che su 46 chiese presenti a Carpi e nella Bassa le pratiche avviate per la ricostruzione sono 38. Un’imponente mole di lavoro.


La decisione, ufficializzata ieri dalla Diocesi guidata dal vescovo Erio Castellucci – anche se i rumors si susseguivano da tempo – è stata presa, «nell’intento di riavviare il lavoro di ricostruzione post sisma». All’ingegner Soglia, è stata comunicata «la completa interruzione di tutti i contratti di lavoro in essere» con la Diocesi.

I toni scelti sono durissimi e non lasciano spazio a ripensamenti. «L’ingegner Marco Soglia è stato per molti anni Rup – ossia responsabile unico del procedimento – in quasi tutti i cantieri aperti in vista della ricostruzione, ma anche progettista e direttore lavori in molti di detti cantieri e oltre che di altri interventi in edifici di proprietà della Diocesi a far data dal 2013 – si legge nelle righe con cui la Diocesi motiva la decisione – Dopo mesi inconcludenti di trattative per una soluzione condivisa in vista del prosieguo del rapporto professionale con l’ingegner Soglia, tenendo conto del prolungato disagio di quasi tutte le comunità parrocchiali che da troppi anni attendono la riapertura delle chiese e soffrono per la mancanza di molte delle loro strutture pastorali, la Diocesi si è vista costretta a questo passo nella speranza di poter riattivare, a quasi dieci anni dal sisma, un lavoro di ricostruzioni che porti a soluzioni soddisfacenti, reali e concrete di molte situazioni».

Segue quello che risuona come un appello. «In prospettiva futura la Diocesi conta sulla disponibilità qualificata di professionisti disposti a farsi carico non solo dei nuovi cantieri, che già sono in previsione, ma anche della continuazione - anzi della ripresa - dei non pochi percorsi intrapresi ma ora bloccati e bisognosi di un riassetto adeguato».

Il diretto interessato, l’ingegner Soglia, raggiunto telefonicamente, si dice allibito. «Questa notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno via Pec, un’ora prima che venisse inviata la nota ufficiale – spiega – Sono profondamente sorpreso da questa decisione che non mi aspettavo e sto valutando quali mosse intraprendere». Non è escluso, infatti, che la vicenda abbia un risvolto legale.

Soglia aggiunge poi un dettaglio non trascurabile di tipo economico circa il rapporto con la Diocesi: «Non vengo pagato per l’incarico che avevo dal giugno dello scorso anno».

Titolare di uno studio a Dozza, l’ingegner Soglia è da sempre identificato come uno degli uomini di fiducia del vescovo emerito Francesco Cavina. Il prelato, dopo le dimissioni rassegnate nel 2019, continua a frequentare territorio e fedeli carpigiani. Soltanto pochi giorni fa ha detto messa a Ponticelli, dove pochi mesi fa aveva celebrato delle cresime. E non è un mistero che durante gli incontri con i fedeli carpigiani, avvenuti nei mesi scorsi, oltre che del proprio credo si sia parlato anche di Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, dove si scaldano i motori per l’elezione del nuovo presidente, in primavera. Che la mossa della Diocesi, con la presa di distanza da Soglia, sia un messaggio preciso anche alla luce della marcia verso la presidenza di Palazzo Brusati Bonasi, in cui il Palazzo vescovile può esercitare un ruolo di peso?

© RIPRODUZIONE RISERVATA