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Rientro a scuola, l'allarme dei presidi modenesi: «Troppi positivi, ripartenza a rischio»

Preoccupazione per la carenza di docenti sulla quarantena differenziana: «Discriminante difficile da gestire»

Modena. Nei giorni che precedono la ripartenza dopo la pausa natalizia e in attesa del Consiglio dei ministri che darà risposte sulla proposta di quarantene differenziate per vaccinati e non vaccinati (con l’ipotesi della Dad per questi ultimi a partire da due positivi in classe), i presidi si trovano a dover gestire una riapertura di scuole davvero complessa. «La prima preoccupazione – mette in evidenza il preside del liceo Sigonio di Modena Claudio Caiti – riguarda i docenti. Il tasso elevato di positività di questi giorni non può che far pensare che buona parte del personale scolastico potrebbe essere positivo, e di conseguenza impossibilitato a rientrare, e questo, visto anche l’esaurimento delle graduatorie dei supplenti, potrebbe essere un grosso problema».

E se alcune scuole avevano già inserito nel calendario scolastico la riapertura per il giorno 10 invece che per il 7, ci sono dirigenti che stanno prendendo in seria considerazione la possibilità di ripartire in presenza il 10 sopperendo il 7 e l’8 con la Dad. «Sto valutando questa possibilità – conferma la dirigente Alda Barbi del liceo Fanti di Carpi – mi parrebbe saggio vista la situazione dei contagi. Potremmo così valutare meglio la situazione e organizzarci sia per quanto riguarda il rientro effettivo del personale scolastico che degli alunni. Attendiamo comunque come si esprimerà la Regione in merito».


Nel frattempo, fa discutere i dirigenti modenesi la proposta di differenziazione delle quarantene, tema che si conferma assai divisivo. «Troverei discriminante il fatto che in quarantena ci vadano solo i non vaccinati – dichiara Annalisa Maini, dirigente del comprensivo Elvira Castelfranchi di Finale – sarebbe poi una decisione di difficile gestione e poco proficua, e non garantirebbe l’unità di classe, alla luce del fatto che abbiamo a che fare con bambini e ragazzini che per forza di cose subiscono le decisioni dei genitori».

Di parere opposto sono invece molti presidi della città e della provincia, tra cui la dirigente dell’Ic9 di Modena Silvia Zetti, secondo la quale è bene ricordare che la didattica in presenza deve essere la priorità, e quindi vede questa soluzione non come un fatto discriminante, ma come una tutela per la salute di chi a quel punto potrebbe rischiare maggiormente di ammalarsi. «Del resto - conferma Zetti - questo sistema di didattica mista lo stiamo già attuando da settembre con i ragazzi positivi o in quarantena, e quindi in una situazione emergenziale lo vedrei migliore della Dad indiscriminata. A patto che si spieghi bene la motivazione a genitori e ragazzi come una necessità straordinaria e temporanea». Della stessa idea è anche il preside del Fermi Paolo Pergreffi, anche se nutre perplessità sull’attuazione. «Se entra in vigore questo protocollo, l’Ausl dovrà fornirci lo stato vaccinale dei ragazzi, altrimenti dovremo andare sulla fiducia. Inoltre, per una scuola tecnica con molti laboratori, la didattica mista è davvero complessa».