Un alloggio e aiuti a 25 profughi afgani: 387mila euro a Caleidos e Ceis

Il Comune stanzia i fondi del progetto Sai del Governo Agli ospiti garantiti un tetto in città, formazione e assistenza

Carlo Gregori

Il Comune ha stanziato 385mila euro per sistemare 25 profughi afgani in città. Si tratta di una somma che rientra tra gli stanziamenti approvati un mese fa dal Ministero dell’interno per aiutare i profughi scappati dal Paese asiatico nell’ambito del progetto Sai (ex Sprar). Modena, che già ne fa parte, ha ottenuto i fondi e ora il Comune ha deliberato di assegnarli a Caleidos e al Ceis per due progetti paralleli che daranno un alloggio e forniranno assistenza alle famiglie e ai minori.


Il sindaco Gian Carlo Muzzarelli lo aveva promesso a fine agosto. Anche il senatore di Forza Italia Enrico Aimi si era detto favorevole. Il prefetto aveva garantito l’impegno dello Stato. La macchina della solidarietà era subito scattata in tuta la provincia. E il 21 dicembre il Viminale ha dato il via libera alla nostra città per attuare un piano efficace per 25 afgani. Il 28 dicembre il Comune ha deliberato in giunta e ora lo stanziamento è già operativo. In particolare, la somma di 387 mila euro sarà suddivisa tra 229mila euro alla cooperativa sociale Caleidos di via Morandi e 157mila al Gruppo Ceis di viale Gramsci. I venticinque profughi afgani verranno ora alloggiati in alcuni appartamenti sparsi sul territorio locale. Si tratta di famiglie, anche numerose con minori, o anche di singoli individui. Verranno inseriti in un progetto di inclusione sociale e abitativo allo studio e alla formazione, saranno forniti di assistenza legale e di aiuti anagrafici e, se necessario, anche di un interprete ed eventualmente iscritti a un corso di italiano per stranieri.

Prosegue quindi l’impegno modenese per dare una mano a una popolazione martoriata e ora anche privata di molti diritti elementari. Il gruppo dei circa 120 afgani presenti sul nostro territorio provinciale è arrivato dal 17 agosto, con la caduta di Kabul in mano ai talebani e la partenza delle truppe Nato, ed è proseguito fino agli inizi di settembre. Gli 80 nuovi rifugiati sono stati accolti in un programma sanitario iniziato con una quarantena all’interno di due hotel, l’Emilia alla Bruciata e il Concordia di San Possidonio. Dopo questo periodo iniziale di controllo igienico-sanitario, si è proceduto alla assegnazione. Anche la Caritas diocesana si è fatta carico di tre nuclei familiari. Ai nuovi 80 si sono aggiunti quelli già presenti, 37 (18 dei quali minori). Questi erano già ospiti in centri di accoglienza a Modena e provincia ed erano composti da 5 famiglie e 4 individui. Il progetto sai, che riguarda tutto il territorio nazionale ed è gestito dal Ministero dell’interno, si occupa di accogliere e anche integrare questi profughi afgani, in tutto 3mila, attraverso una rete di progetti sociali solidali che interessano un centinaio di Comuni. Anche alcuni di Modena che, a livello operativo, hanno assegnato gli incarichi a Caleidos e Ceis per Modena e Il Mantello per Carpi. Questi hanno creato una rete integrata di progetti comuni che dovrebbero gestire la meglio l’accoglienza. L’arrivo di un centinaio di profughi nella scorsa estate ha spinto il prefetto Alessandra Camporota a impegnarsi per la loro sistemazione dopo la quarantena. Il problema più drammatico resta l’alloggio. Con questa misura del Comune per 25 di loro è risolto fino a fine anno.