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Modena: multe via Pec, in arrivo una pioggia di ricorsi

Centinaia i modenesi che si sono visti raddoppiare le sanzioni, ma con lo stop del Garante della privacy non tutte sono valide

Di certo per la polizia locale è più comodo, perché si eliminano carta e costi di spedizione. Un po’ meno agevole per i tanti modenesi che, usando molto di rado la Pec, si sono visti recapitare a casa multe da capogiro con il sollecito di pagamento senza aver mai visto il verbale da cui è partito tutto. Al centro c’è la possibilità per le polizie locali di inviare le sanzioni per violazione del codice della strada via Pec, l’indirizzo di posta elettronica certificata. E mentre centinaia di cittadini in provincia continuano a vedersi arrivare sanzioni raddoppiate, dal ministero dell’Interno è arrivata una circolare che potrebbe invalidare buona parte delle multe.

Facendo un passo indietro, nel 2018 - il decreto è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il 16 gennaio - il ministero ha dato il via libera all’invio delle sanzioni per violazione del codice della strada via posta elettronica certificata. Di conseguenza, anche le polizie locali dei Comuni modenesi hanno iniziato ad utilizzare questo strumento per mandare i verbali, tanto che nel 2019 le multe inviate via Pec per il Comune di Modena rappresentavano il 39% delle sanzioni complessive. Ma come fanno le amministrazioni comunali ad essere in possesso degli indirizzi Pec dei cittadini? In sostanza, la ricerca della posta elettronica certificata avviene tramite il codice fiscale della persona fisica, il cui indirizzo viene ottenuto dalla consultazione del registro Ini-Pec (l’indice nazionale dei domicili digitali delle imprese e dei professionisti). Tutto questo vale soprattutto per i professionisti, che sono tenuti ad avere un indirizzo di posta certificata su richiesta dei rispettivi Ordini.


Detto questo, negli ultimi mesi centinaia di modenesi si sono visti arrivare a casa delle sanzioni da capogiro: il motivo sta nel fatto che il verbale originario, inviato via Pec, non è stato letto - sono pochi i cittadini che usano la posta certificata come indirizzo principale - e di conseguenza dopo 60 giorni la sanzione viene mandata di nuovo (questa volta con verbale cartaceo spedito a casa) con importo raddoppiato e spese di notifica. Di conseguenza, tanti cittadini si sono visti arrivare a casa sanzioni anche di mille euro: alcuni di loro si sono rivolti alle associazioni come Federconsumatori, che stanno valutando come muoversi per tutelare i cittadini sanzionati, mentre altri si sono affidati agli studi legali. E mentre anche in città negli ultimi mesi il numero di sanzioni raddoppiate è aumentato, una svolta sul caso è arrivata con la nuova circolare del ministero, che ha raccolto l’ennesima sollecitazione del Garante della privacy sul tema. In sostanza, l’Authority ha vietato ai Comuni la notifica delle sanzioni stradali via Pec per i professionisti nel caso in cui il loro indirizzo di posta certificata non appaia come strettamente personale. Più precisamente, lo stop imposto dal Garante riguarda le notifiche a caselle individuate con “ricerche massive” lanciate sulla base del codice fiscale dell’intestatario del veicolo. In sostanza, la sanzione inviata via Pec è valida solo se la casella è di esclusivo uso personale, mentre non lo è ad esempio se l’indirizzo è assegnato dal rispettivo Ordine. Una decisione che porterà ad una pioggia di ricorsi.

L.G.

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