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A Modena è Poké mania: la ciotola hawaiana spopola in città

Carlo Gregori

È poké mania. La ciotola di ritagli di pesce crudo, verdure e proteine arrivata dalle Hawaii sta spopolando in città, al punto che sono già sei i locali aperti tra il centro e le zone più periferiche. Due attivi da un solo mese. E il settimo pare sia in arrivo in primavera in pieno centro. Intanto si pensa già ad avviarne in provincia. L’insalatone del Pacifico piace sopratutto ai ragazzi: dagli studenti delle medie fino agli universitari, i giovani ne hanno fatto il loro piatto di riferimento. Ma non è solo questione di mode generazionali. Il poké sta conquistando anche persone più attempate, sfidando i soliti pregiudizi per le cucine non italiane. Basta guardare la fila che da mesi si forma ogni giorno a pranzo davanti a Poké Factory in via Fonteraso a due passi da via Farini e piazza Roma. «Siamo stati il primo poké di Modena - racconta Federico, socio e titolare - siamo aperti da due anni esatti. Per partire ci siamo affidati a Poké Factory di Padova, il primo negozio, avviando una catena che oggi conta 12 punti vendita nel Nord Italia e a Roma». Federico conosceva già il poké. «Non sono mai stato alle Hawaii ma mi era capitato di mangiarlo parecchie volte nei quattro anni trascorsi negli Usa e nel Centro e Sud America, dove è molto di moda». Mentre parla, il suo staff serve i primi clienti del pranzo. Non solo ritagli di salmone e tonno, ma anche altri pesci, polpo e mazzancolla.


Il successo del poké nasce proprio dal fatto che lo crea il cliente con una combinazione di verdure e proteine. Che può essere anche vegana. Racconta Teresa, 20 anni, a pranzo presso Poke Balle di via Emilia Ovest, tra il Corni e la Fondazione Biagi, un punto strategico. «Per me è più che una moda. È un modo di mangiare sano e salutare che ho imparato studiando a Milano». Poke Balle è aperto da un solo mese ma il titolare Pietro, 26 anni, ha le idee chiare: «Era il mio sogno aprire un negozio di gastronomia. Il poké è stata un’ottima scelta. È un fenomeno in piena espansione mondiale: basta vedere quanti negozi stanno aprendo». Il divario generazione che fa del poké un cibo tipico dei “millenials” sta però avvicinando i genitori ai figli, come spiega Pietro: «Vengono anche persone di una certa età che fino a qualche settimana fa non sapevano cos’era». Il mercato modenese è quasi tutto in mano a giovani italiani, sia come affiliati a franchising come ILovePoke ai Portali, o a catene, come Loco Poké di via Parenti vicino al Cinema Victoria, sia come “liberi battitori” come Mano Poke in corso Duomo. Non poteva non attrarre gli asiatici. Green Poke in via Emilia Centro, aperto solo un mese fa dove prima si trovava un negozio di pizzette al taglio, è gestito da Adriano, un ragazzo cinese. «Cerchiamo di fare il poké originale - spiega - ma utilizziamo anche parti dal ristorante giapponese». Insomma, il tipico metodo cinese di integrare le economie di cucine diverse. Il business è grande nonostante il prezzo della ciotola variabile da 9 a 13 euro. E ora si guarda fuori città. C’è chi ha aperto a Carpi e a Casinalbo e c’è chi lo farà a Vignola. Modena presto avrà sette locali e la frontiera del poké ora è in provincia.

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