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Modena, ritorno in classe con banchi vuoti: il 20% dei ragazzi è già in Dad

L’aumento dei contagi segna la riapertura delle superiori E c’è anche chi ha preferito fare il ponte fino a lunedì

MODENA. Al via ieri la riapertura delle scuole (principalmente le superiori) e come prescritto e più volte ribadito dal ministro Bianchi, rigorosamente in presenza, sebbene l’incidenza degli alunni assenti nel Modenese è stata pari all’incirca al 20 per cento.

Modena, passate le feste tutti in classe ma il 20% è già in Dad

ualche istituto superiore della provincia poi, in virtù dell’autonomia, non ha proprio riaperto, optando in questi primi due giorni con lezioni in Dad (Cattaneo di Modena, Paradisi di Vignola e Fanti di Carpi). Così i ragazzi, per la maggior parte favorevoli al rientro posticipato per lo meno al 10 gennaio, raccontano di aule con parecchi banchi vuoti e con la didattica mista praticamente attivata quasi in tutte le classi.


AL CORNI. «Noi eravamo in 5 sui 25 – conferma Giovanni Guerzoni, liceale del Corni – Molti dei miei compagni sono in quarantena sia perché positivi o perché contatti stretti, alcuni sono poi in attesa di essere liberati dall’Ausl ma un buon numero ha deciso di fare il ponte e rientrare direttamente lunedì».

AL WILIGELMO. Ma chi era in classe racconta poi di sentirsi in fin dei conti tranquillo: «Le regole della sicurezza non sono cambiate – aggiunge Matilde Gentillini di 4a liceo al Wiligelmo – molti di noi hanno optato per utilizzare le Ffp2. E se i professori c’erano tutti, mancavano però un quarto dei miei compagni».

Per gli studenti provenienti dalla provincia la situazione sui mezzi era eccezionalmente accettabile ha raccontato Elisabetta Di Gioia, studentessa del Wiligelmo residente a Formigine: «Questa mattina i mezzi erano in condizioni ottimali, questo chiaramente per l’alto numero di assenti, ma non appena la situazione si normalizzerà purtroppo si tornerà ai soliti affollamenti benché ora serva il super green pass».

In ogni caso il certificato verde rafforzato non sembra preoccupare i ragazzi che per la maggior parte si dichiarano vaccinati. Ciò che invece si è rivelato positivo, contro ogni aspettativa, è stato il numero piuttosto contenuto di assenti tra gli insegnanti e il personale Ata che non sembra aver raggiunto nemmeno il 10%.

AL SELMI. «Questo ci ha permesso di riprendere in presenza senza troppi problemi – ha sottolineato la professoressa Rita Vandini, insegnante del Selmi – e se i numeri di persone assenti rimarranno questi riusciremo a tamponare la situazione con non troppi disagi. Personalmente – continua la professoressa – credo che sia importante rimanere in presenza il più possibile, anche se so che il mio pensiero non è condiviso da tutti i colleghi, chiaramente con l’attivazione della didattica a distanza e mista laddove sarà effettivamente necessaria, senza demonizzarla a tutti i costi». Dello stesso parere si dichiarano anche la maggior parte dei genitori: «Forse avrei posticipato la riapertura per tutti al 10 – dice Sonja Tufano, mamma di un ragazzo liceale – ma non oltre! Sarebbe stato inaccettabile e scandaloso vedere le piste da sci piene di gente, i centri commerciali gremiti così come avere la possibilità di andare in palestra, al cinema, allo stadio e viaggiare nel mondo, con le scuole chiuse e i ragazzi segregati in Dad». «La Dad è stata deleteria – ha aggiunto Alexandru Irimia, genitore di una ragazza dislessica – sono stati due anni terribili, soprattutto per gli alunni più fragili con risultati totalmente negativi».

GENITORI. I genitori temono però che la scuola in presenza possa durare davvero poco, vista la situazione pandemica, quello che auspicano è per lo meno una corsia preferenziale per il tracing dei ragazzi, visto il caos che da settimane permane al riguardo. A tal proposito, sul tema dell’applicazione dei protocolli, che preoccupa di gran lunga i presidi, si è espresso anche l’assessore regionale alla Salute Raffaele Donini: «La commissione salute e la conferenza delle Regioni avevano chiesto un’altra cosa al governo, ovvero di valutare l’impatto epidemico dell’apertura delle scuole proprio nelle settimane in cui gli stessi esperti avevano annunciato il picco. Ci è stato detto che l’apertura della scuola era una scelta politica, che non si poteva mettere in discussione. Abbiamo preso atto. Sicuramente non era la posizione delle Regioni. Ci concentreremo al massimo sulla scuola affinché i protocolli vengano messi in campo nelle tempistiche prescritte».

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