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Carpi. Lateli, vestiti di qualità da materiali di recupero

Il brand fondato dalla 27enne Ilenia Ghità attinge dal territorio carpigiano i tessuti che trasforma in collezioni di abbigliamento ispirati e storie diverse

CARPI La moda di domani? Sostenibile, artigianale e con uno sguardo al territorio. Questa la visione di Lateli, brand modenese fondato da Ilenia Ghità, 27 anni, che crea abiti per bambini a partire da materiali recuperati, soprattutto tra i capannoni del territorio carpigiano, dalle produzioni invendute o di giacenza delle più grandi aziende tessili italiane.



Capi durevoli, di qualità, prodotti solo su ordinazione (www.latelistore.com) per non inciampare nello spreco di risorse. «Spesso mi trovo a scontrarmi con l’impazienza dei clienti di ricevere il prodotto immediatamente a casa – racconta – ci siamo disabituati ad aspettare, desiderare o immaginare qualcosa». E sulle sue creazioni: «Più che collezioni, mi piace definirle storie».

Quando nasce il suo interesse per la moda sostenibile?

«Dopo la laurea in Fashion Design alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano ho iniziato a lavorare nel campo dell’editoria di moda per bambini. Nel 2018 sono partita e ho trascorso quasi due anni all’estero tra varie capitali europee e lavorando con brand locali, così è arrivato l’approccio alla sostenibilità: mentre vivevo a Bruxelles sono entrata a contatto con il movimento Zero Waste e ho iniziato a collaborare con un brand locale interamente basato sui principi di economia circolare».



Come nasce il suo progetto?

«Nell’estate del 2018 realizzai una piccola collezione di pezzi unici per bambini e adulti utilizzando solo tessuti che avevo accumulato nel tempo e pezze che mi erano state donate. Ho venduto praticamente tutto a un evento locale, così ho iniziato a strutturare meglio il progetto negli anni successivi fino a diventare ciò che è oggi».

In qualità di direttrice creativa di cosa si occupa?

«Di tutto: progetto i modelli, faccio la ricerca tessuti, realizzo i prototipi e infine mi occupo della vendita al pubblico, della gestione della comunicazione e dell’immagine del progetto. Ho vari collaboratori esterni che mi supportano in alcune di queste fasi come sarte locali, stampatori, ricamatori».

Come nascono le collezioni? Quali materiali utilizzi, dove e come li recupera?

«Più che collezioni, mi piace definirle storie. Ogni stagione parte da una suggestione, un’emozione, una sensazione. Inizia così la ricerca iconografica: questo mi aiuta a tradurre l’idea in colori, sfumature e forme che si tradurranno in modelli. Stabiliti i modelli, inizio la ricerca tessuti. Questa è la parte più difficile perché recupero i materiali dalle produzioni invendute o di giacenza delle più grandi aziende italiane e quindi non sempre riesco a trovare ciò che mi ero immaginata nella fase di progettazione. In questo caso, devo fare delle modifiche per adattare l’idea al materiale disponibile. Nel territorio carpigiano ho la maggior parte dei miei fornitori, questa è una scelta che ho fatto per rimanere il più locale possibile con le mie produzioni».

Quello di Lateli è un modello di produzione diverso da quello tradizionale: tutti i capi sono prodotti su ordinazione. Quali sono i benefici?

«È una scelta che ho fatto per varie ragioni. La prima è pratica: non avendo disponibilità infinita di materiale, se producessi in anticipo mi troverei sicuramente ad avere capi invenduti in taglie non richieste. Riesco così quasi sempre a soddisfare i clienti fino all’esaurimento del materiale. La seconda ragione è legata al tempo e al valore che diamo a ciò che acquistiamo: mi trovo spesso a dover spiegare perché la produzione di un capo richieda 10 giorni e non sia già pronto da recapitare come la maggior parte degli acquisti online sugli e-commerce dei più famosi brand di fast fashion. La ragione è semplice: serve tempo e attenzione per la realizzazione. Quando il prodotto arriva, però, il valore che si dà quell’oggetto è ben diverso. Il mio obiettivo è far percepire a chi lo riceve tutte le attenzioni che ho avuto nel confezionarlo per loro».

Lateli a marzo compie un anno. Quali sono i progetti per il futuro?

«Mi piacerebbe trovare uno spazio aperto al pubblico, non un negozio ma un laboratorio aperto a qualsiasi scambio».

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