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Modena. Bus prende fuoco, incolumi i passeggeri Il sindacalista: «Scarsa manutenzione»

Drammatica emergenza sulla linea 11: il motore si incendia, l’autista fa scendere tutti subito. Il mezzo ora è carbonizzato

Carlo Gregori

Anno nuovo, motori vecchi che vanno a fuoco. Il 2022 è appena iniziato e per Seta si prospetta il solito incubo degli incendi sul retro dei bus, specialmente quelli di lungo corso. Ieri poco dopo le 8 ha preso fuoco un mezzo a metano della linea 11 mentre stava salendo il cavalcaferrovia Mazzoni, il ponte alla stazione dei treni. Le fiamme si sono sprigionate all’improvviso mentre l’autista trasportava cinque passeggeri. Uno di loro, un dipendete di aMo (l’agenzia per la mobilità), ha dato l’allarme e la prontezza dell’autista ha permesso di far scendere tutti i passeggeri. Quando è arrivato sul retro per controllare, il motore era già in fiamme. Nessun ferito. Solo tanto fumo nero e acre. I vigili del fuoco hanno spento l’incendio e controllato i bomboloni del metano. Il bus è andato completamente distrutto. La chiusura del ponte, pattugliato dalla polizia, ha creato seri disagi in un’ora di punta. Il mezzo bruciato aveva una decina di anni di servizio. La direzione di Seta fa sapere che il bus, «alimentato a metano con motorizzazione Euro 5, è sempre stato regolarmente sottoposto agli interventi di manutenzione interna programmata nonché alle revisioni annuali obbligatorie: l’ultima revisione da parte degli ispettori della Motorizzazione Civile era stata effettuata nel giugno 2021».


Ora il mezzo carbonizzato sarà sottoposto a controlli per chiarire cosa ha innescato l’incendio. Ma perché questo problema ritorna ciclicamente?

Spiega Vincenzo Spina, sindacalista di Filt Cgil: «Oggi la pandemia non è l’unico problema per chi lavora sugli autobus. Ci trasciniamo dietro da anni quello ben più grande della sicurezza dei mezzi. Il bus è un servizio essenziale, non è a scopo di lucro. E questo settore da troppi anni è sottofinanziato. Qui si risparmia sul personale e sulla manutenzione. Ci vogliono più soldi dal fondo nazionale. Oggi i bus sono macchine complesse e non si può risolvere tutto col poco che ci arriva».

Spina, come dipendente di Seta, è preoccupato?

«Certo. Ora si ricomincia con questa storia dei bus in fiamme. Prima ho parlato col collega al quale è capitato questo incidente mentre era in servizio. Mi ha detto che c’erano quattro o cinque passeggeri. Per fortuna uno di loro ha dato l’allarme appena ha capito che stava succedendo qualcosa di grave. Il collega autista ha spinto immediatamente il pulsante di emergenza ed è intervento per spegnere il fuoco e dare l’allarme. Nessuno si è fatto niente, a parte lo spavento. Ma non si può andare avanti così».

Il bus era datato.

«Circa dieci anni di servizio. Stiamo aspettando quelli nuovi ma tarda la consegna. Intanto usiamo questi bus continuamente, H24, senza fare neppure adeguata manutenzione».

Parliamo della manutenzione.

«Girare tutto il giorno e fare poca manutenzione aumenta il rischio di incidenti di questo genere. Quando l’azienda era Atcm avevamo sempre 10-12 mezzi di scorta. C’era anche personale in più. Per cui i mezzi venivano fermati, mandati in officina e sottoposti a controlli seri. Oggi fermarli sarebbe un lusso. Siamo ridotti a volte a scambiarli con quelli di altri territori (Seta opera anche a Reggio e Piacenza, ndr)».

Ogni volta che brucia un bus, la direzione annuncia che farà un’indagine interna. Si sa qualcosa degli esiti di questi accertamenti?

«Mai saputo niente. Tutti noi sappiamo però che di solito questi incendi avvengono sempre per gli stessi motivi. I residui d’olio del motore, ad esempio. L’olio fuoriuscito non viene tolto perché non si manda a pulire il motore con regolarità. E col tempo diventa materiale infiammabile. Una buona manutenzione ridurrebbe la possibilità di questi incendi. I motori vanno controllati».