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Modena. La scuola è già in affanno «Troppi docenti positivi Così non reggiamo

In difficoltà soprattutto gli istituti comprensivi della provincia: «Orario accorciato perché parte del personale è in isolamento» 

tra i banchi

Ernesto bossù


Sono giorni movimentati per la scuola. Tra la petizione dei presidi che chiede a gran voce lo slittamento, ormai scongiurato, del ritorno in presenza, tentativi di sciopero studentesco a favore della didattica a distanza e contagi che continuano a correre, il settore istruzione sembra quasi il perfetto sfondo per un romanzo di fantascienza. E se si aggiungono le circa 120 sospensioni di docenti non vaccinati, il quadro si fa ancora più complesso.

I primi a tornare in classe sono stati gli studenti delle superiori. Nelle chat degli adolescenti le preoccupazioni c’erano, prima del 7 gennaio, soprattutto per i tanti positivi. Che poi, per dirla tutta, diversi tra questi giovani hanno coltivato la speranza fino all’ultimo di ritrovarsi tutti, sì, ma dietro a uno schermo. E a confermarlo è stato il tentativo di sciopero degli studenti dell’istituto superiore Venturi, che nella giornata di ieri avrebbero dovuto presentarsi a lezione da casa. Peccato però che molti degli aderenti abbiano temuto il rimprovero dei professori, tanto da “rinnegare” l’iniziale partecipazione. A raccontare un retroscena è una studentessa che preferisce rimanere anonima: «Si è trattato di un tentativo fallito malamente - spiega - organizzato di punto in bianco senza un minimo di programma. Peraltro si tratta di una decisione presa unicamente dai ragazzi del mio istituto, con le altre scuole superiori che, informate, hanno declinato l’invito a partecipare». A tracciare il perimetro della situazione nella sua scuola è Paolo Pergreffi, dirigente scolastico dell’istituto Fermi: «Da noi - racconta - la situazione è relativamente tranquilla. Per ora abbiamo avuto una sola classe con più di un positivo e, seguendo le ultime direttive, abbiamo chiesto il Super Green pass per il prosieguo delle lezioni in presenza».

Sui collaboratori Ata e i docenti non vaccinati o in isolamento, il preside ammette che «il personale Covid, quello istituito apposta per supplire alle situazioni critiche, è di grande aiuto ma appena sufficiente. Attualmente abbiamo due docenti positivi e uno solo sospeso perché non vaccinato. La mia speranza - conclude - è che si possa rimanere in classe. I dati ce lo dicono chiaramente: a scuola non ci si contagia».

Stanno invece vivendo un momento più critico gli istituti comprensivi della provincia. «Siamo rientrati ieri - spiega Tiziana Segalini, dirigente dell’istituto comprensivo di Soliera che vanta 6 plessi tra infanzia, primaria e secondaria di primo grado - non senza difficoltà. Nei giorni precedenti le sostituzioni sono state faticose da incastrare, e i numerosi casi di positività dei bambini non hanno fatto altro che incrementare le problematiche. Abbiamo comunque lavorato per garantire a chi è a casa di seguire in Dad e chi è a scuola di avere i docenti. Numericamente tra collaboratori e insegnanti registriamo una decina di positività a fronte di un numero complessivo di circa 200 persone. Per i non vaccinati che sono stati sospesi siamo in linea con le percentuali nazionali, che si aggirano intorno all’1%». Nell’istituto comprensivo di Campogalliano il dirigente David Toro ha dovuto prendere una decisione drastica: «Nella scuola primaria - illustra - abbiamo dovuto accorciare l’orario nelle giornate di ieri, di oggi e di domani. Questo perché mancano i docenti, con sostituzioni che sono ancora in corso d’opera. Da un lato i tre insegnanti che prima del nuovo decreto non erano vaccinati non si sono rivelati un problema, ma dall’altro lato mi arrivano ogni 15 minuti mail che segnalano nuove positività tra il personale. La mia speranza? Che i più piccoli possano rimanere in classe il più possibile». Anche a Castelvetro si registra un’importante mancanza di addetti ai lavori, con docenti costretti a fare più supplenze del solito e il rischio che il sistema non regga. Anche il comitato Priorità alla Scuola Modena si fa sentire: «Chiediamo che si applichi la didattica digitale unicamente ai ragazzi malati, in quarantena o in attesa di esito del tampone, o, ancora, dove si valuti l’esistenza di un reale focolaio scolastico, lasciando però la decisione agli organi competenti. Gli studenti devono essere trattati da normali cittadini».

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