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Vignola, fatture false per milioni: famiglia a processo

Secondo l’accusa le società, che facevano capo a una coppia e al padre di lei, creavano costi fittizi per pagare meno Iva

VIGNOLA. Dichiarazioni Iva collegate a fatture false per un importo di qualche milione di euro.

È finito a processo con quest’accusa un imprenditore di Vignola, insieme a moglie e suocero, in seguito a una dettagliata indagine della Guardia di finanza che ha fatto luce su più giri di fatturazione che hanno fatto nascere il sospetto di trovarsi di fronte a cosiddette “società cartiere”. Società nate, quindi, per produrre movimenti contabili per coprire attività contro il fisco, almeno secondo l’accusa.


L’indagine delle Fiamme gialle nasce nel 2015 e si concentrano su quattro società dei tre imputati. Gli approfondimenti sono nati indagando su una serie di cooperative riconducibili a un soggetto di origine albanese, il quale piazzava forniva, a sua volta, manodopera in più realtà e al quale facevano capo tre cooperative. Tra le società con le quali questo albanese aveva rapporti c’erano anche alcune società dei tre imputati parenti fra loro. . Le Fiamme gialle, quindi, hanno dato vita a una serie di verifiche fiscali sia nei confronti dei soggetti albanesi, sia verso la famiglia a capo delle aziende.

Ieri mattina, in tribunale a Modena è stato ascoltato un finanziere di Vignola il quale ha riferito delle indagini a carico dei tre famigliari, difesi dall’avvocato Marco Malavolta, evidenziando una serie di dichiarazioni Iva presentate da queste società in cui sarebbero state inserite fatture false. Questo meccanismo ha generato costi fittizi per abbassare l’imponibile su cui avrebbe dovuto essere calcolata l’Iva e dichiarare, quindi, meno dell’importo dovuto. Il risultato finale è che sarebbero state presentate dichiarazioni Iva che contengono fatture false. In più, sarebbero state emesse fatture false alle società di questi albanesi per consentire anche a loro di scaricare dei costi. Come detto, in sostanza, un meccanismo che assomiglia a quello delle “società cartiera”.

Questo processo rappresenta lo spaccato di un’indagine molto più ampia. Altri imputati, tuttavia, hanno definito il processo beneficiando di riti alternativi.

Nel mirino della Guardia di finanza, come si evidenzia dalle udienze, sono finite quattro società per un ammontare di circa tre milioni di euro, fra tutte le imprese coinvolte. Da queste fatture false si ricavava la base imponibile, per calcolare l’importo dell’Iva al 22 per cento.

La prossima udienza, durante la quale si continueranno ad ascoltare i testimoni dell’accusa, è stata fissata per il 31 ottobre di quest’anno. In particolare, dovranno essere ascoltati tutti i soggetti che hanno emesso fatture false perché è l’ipotesi di accusa parte proprio dall’emissione di questi documenti.

Secondo la difesa, invece, a capo di questa famiglia c’era una serie di società che non si serviva di albanesi per la somministrazione di manodopera.

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