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Unione Terre di Castelli. Strada dei Vini e Sapori, assolti i due dirigenti

Dopo il processo durato sei anni cadono tutte le accuse a carico di Federici e Maccaferri. Scoppia la bufera politica  

VIGNOLA. Fabio Federici e Milco Maccaferri sono stati assolti nell’ambito del processo sull’attività della Strada dei Vini e dei Sapori e della società collegata “Città Castelli e Ciliegi srl”.

Per quanto riguarda Maccaferri, assistito dall’avvocato Luca Scaglione, l’assoluzione arriva per l’accusa di falso in bilancio “perché il fatto non costituisce reato”. Federici, difeso dall’avvocato Fabrizio Canuri, doveva rispondere, oltre che per falso in bilancio, anche per indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato. Federici è stato assolto da entrambe le accuse e, in particolare, per la seconda “perché il fatto non sussiste”. La sentenza è stata pronunciata ieri dal presidente del collegio, dottor Pasquale Liccardo.


Federici e Maccaferri, com’è stato appurato nel corso delle udienze, erano entrati nell’associazione e nella società, a sua volta controllata dall’associazione, che faceva riferimento agli enti locali, per realizzare un obiettivo istituzionale, ossia la promozione del territorio dei Comuni a cavallo tra Modena e Bologna.

Maccaferri e Federici ereditarono una situazione pesantissima. «Una situazione dovuta alla precedente gestione, gli assistiti finiti a processo sono entrati con spirito di servizio – spiega l’avvocato Scaglione – Maccaferri e Federici si trovarono a far fronte a una vecchia situazione debitoria. Per risanarla, accesero loro stessi un mutuo, di cui si fecero garanti in proprio a fronte di tante difficoltà, come i costi dei dipendenti». Nel 2014 il quadro politico cambiò in modo radicale. «Gli imputati sono stati colpiti dal cosiddetto “fuoco amico” – afferma il legale – È stata, infatti, presentata denuncia dal nuovo sindaco di Spilamberto, insieme al suo vicesindaco: da qui parte il procedimento. Il processo è durato sei anni, la decisione restituisce la bontà del lavoro svolto ed evidenzia come non ci fossero interessi personali».

A processo è stata analizzata la percezione di contributi per la realizzazione un punto del gusto a Zola Predosa. È stato inoltre evidenziato come non ci sia stata una cattiva gestione di soldi pubblici e di profitto, inteso come compensi dei due imputati i quali, anzi, hanno garantito in proprio ricevendo esecuzioni di pagamento per decine di migliaia di euro. In un caso, uno dei due ha dovuto ricomprarsi la casa messa all’asta.

«Siamo soddisfatti: l’esito del processo ripaga il mio assistito di anni tribolati – rimarca l’avvocato Canuri – Anni in cui ha affrontato attacchi da avversari politici che ne avevano messo in discussione la correttezza. Il Comune di Spilamberto aveva chiesto il risarcimento, ma non è mai stato riconosciuto alcun danno...».

Sul caso attacca duramente l’ex sindaco di Castelvetro, Giorgio Montanari, che parla di «una ben triste vicenda giudiziaria che ha coinvolto chi invece aveva cercato di mettere rimedio a danni e a scelte sbagliate compiute in anni precedenti. La sentenza dovrebbe far riflettere certi amministratori locali. E in particolare, chi ha agito politicamente per “rottamare” tutto quanto, ponendosi come il moralizzatore nei riguardi di una precedente classe di amministratori. Chi vuole capire capisca. In ogni caso, si vergogni».

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