Contenuto riservato agli abbonati

Modena, il caffè è servito amaro: la tazzina sale a 1,20 euro

L’aumento in corso dovuto a speculazioni internazionali che colpiscono i gestori

MODENA. Dal primo gennaio ha iniziato qualche locale in centro storico. In corso Canalchiaro si sono quasi tutti adeguati sul nuovo prezzo: 1,20 euro. E ora tanti gestori di bar stanno pensando di adeguarsi a questo rincaro per la tazzina di caffè. Agli estremi, qualcuno resiste a 1 euro tondo, tanti a 1,10 e c’è chi strappa in avanti a 1,30. Il caro-caffè è servito. Ed è amaro per tutti.

Il motivo arriva da lontano. C’è chi invoca il caos della logistica dopo la crisi di Suez. C’è chi ricorda questioni climatiche: troppa siccità, gelate micidiali. «Sono storie, tutte storie - taglia corto Dante Cagliari, titolare dell’omonima torrefazione e del Caffè L’Antico - la verità è che siamo in mezzo a una speculazione finanziaria e a una sui container. Noi stessi siamo colpiti dagli effetti di questa situazione. Ho dovuto rincarare il caffè di un euro e mezzo al chilo. La produzione di caffè è sempre la stessa. Sono invece i trasporti, in mano in prevalenza ai cinesi, ad essere passati da 700 a 7mila euro a container. Decuplicati. E ora i produttori americani rilanciano fino a 10mila euro per prendere le scorte. Si aggiunga che il covid ha abbattuto i consumi ai bar. È un momento difficile».


Se la speculazione sulla materia prima ha portato a un abbondante raddoppio del prezzo in un anno sui mercati mondiali di futures, come non avveniva da almeno dieci anni, a subirne le conseguenze sono proprio i gestori dei locali. Spiega Paolo Reggiani, titolare del ristorante I Laghi di Campogalliano e vicepresidente provinciale di Fipe Confcommercio di Modena: «Il nostro settore, dai bar ai ristoranti, è particolare: non siamo abituati a fare bilanci preventivi sulle attività e quindi ci arrivano questi aumenti da un momento all’altro. Ovviamente i più gravi sono le bollette con costi raddoppiati. Ma anche gli aumenti del caffè sono rilevanti: dal 5 al 15% per noi all’ingrosso, nel momento in cui lo comperiamo dalla torrefazione. In realtà ci sono sempre stati aumenti del caffé ma erano ritocchi fino a un 3%. Invece questo è un aumento molto importante. Per il cliente un aumento al banco è anche un aumento psicologico. Andare verso un euro e mezzo a tazzina sembra un’esagerazione ma in realtà dovrebbe costare così. Gli aumenti sono quindi contenuti mentre quelli all’ingrosso alla fine ricadono sui gestori degli esercizi, in un momento in cui calano i clienti a causa della pandemia».

In città, il panorama dei prezzi è più o meno uniforme. Il costo di riferimento a tazzina sta ormai diventando 1,20 euro, contro 1,10 degli ultimi anni. C’è chi lo ha applicato l’aumento al primo dell’anno e chi questa settimana e chi sta per farlo. Ma poco importa: la spesa alla fine si sente. Spiega Stefano, titolare della Torrefazione Messicana di via Farini che, proprio per la diversificazione e la qualità del prodotto, è un termometro in questo settore: «Premetto che noi ci gestiamo da soli perché siamo una torrefazione autonoma. Gli aumenti sono innegabili ma per il momento con grande sforzo riesco a gestire i costi maggiorati anche se sarò costretto nelle prossime settimane ad applicare un piccolo aggiornamento. Speculazione, aumento dei trasporti, i rincari... C’è poco da fare se non si vuole lavorare in rimessa. Per me il prezzo base resta ancora per poco 1 euro (solo perché mi sono messo la mano sul cuore) e a 1,10 per il caffè gourmet. Ma capisco benissimo gli altri colleghi».

Se all’ingrosso il caffè è aumentato di un euro e mezzo al chilo. E con un chilo si fanno 100-150 tazzine. Quindi quei 10 centesimi compensano le spese e arginano altri aumenti, come quello dello zucchero. «I clienti sono però stati preparati», aggiunge Gianna di via Canalino. E c’era chi il prezzo lo aveva già aumentato. Spiega Monica del Caffè Giusti: «Da noi costa 1,20 da anni, ma adesso non lo aumenteremo di sicuro. Con la crisi del Covid perderemmo solo clienti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA