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Nonantola Sequestrata da marito e cognato e minacciata per tutta la notte 

La donna voleva lasciarlo insieme al figlio: lui e il fratello la bloccano puntandole un cacciavite

Serena Arbizzi

NONANTOLA. Ha sequestrato la moglie con la complicità del fratello quando lei stava per lasciarlo. Una reazione a ripetuti episodi di maltrattamenti che ormai erano diventati insopportabili per la donna, che ha deciso di portare con sè anche il figlio, per garantirgli un’atmosfera più serena in cui crescere.


È finito in tribunale con l’accusa di sequestro di persona un tunisino che insieme al fratello, difeso dall’avvocato Annalisa Tironi, ha impedito alla donna di andarsene, tenendola reclusa per tutta la notte.

Ieri durante l’udienza davanti al gip è stata presentata l’opposizione all’archiviazione del procedimento presentata da parte del pubblico ministero.

I fatti si sono svolti nell’agosto del 2020.

Il procedimento è nato dalla denuncia dell’ex moglie. Denuncia concentrata a ottenere giustizia principalmente nei confronti del marito.

Mentre i due si stavano separando, infatti, lei ha preso il loro bambino per portarlo in un luogo protetto da quel vissuto fatto di maltrattamenti continui che avevano reso molto difficile rimanere in quella casa da cui la donna, a un certo punto, ha deciso di allontanarsi.

Il marito, quando ha capito le sue intenzioni, l’ha rinchiusa nella casa dove vivevano i coniugi, minacciandola con un cacciavite tutta la notte e incutendole così profondo terrore.

Il processo con il marito sta andando avanti e a breve si terrà un’udienza in cui verrà analizzata la sua posizione specifica. Il fratello, d’altra parte, è accusato di di aver partecipato al sequestro.

Il pubblico ministero ha chiesto l’archiviazione nei confronti del fratello che dalle ricerche effettuate risulterebbe irreperibile. Il giudice si è riservato di decidere.

Secondo approfondimenti emersi in fase d’indagine, la sera in cui è stato teso l’agguato alla donna, il cognato si è fatto aprire con una scusa. Una volta dentro è arrivato anche il marito e insieme hanno messo in atto il piano per tenere in ostaggio la donna.

In quel momento non risulta che il bambino fosse presente e abbia assistito alle minacce che sarebbero state rivolte alla madre tutta la notte.

Adesso la signora abita in un luogo protetto, mentre il marito, a seguito dell’accaduto, si trova in carcere. La donna è modenese, mentre il marito è di origini tunisine.

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