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Riccò, per il ciclista di Formigine l’accusa di doping sarà prescritta

Il legale dell’ex campione: «Tempi del processo molto lunghi. Non si è costituito parte civile nemmeno il Coni. Procedimento verso la fine»

FORMIGINE. I reati a carico del ciclista Riccardo Riccò saranno prescritti. L’accusa di doping, quindi, a carico dello sportivo è destinata a cadere dopo cinque anni dall’inizio del processo, ma andiamo per ordine. Era il 2017 quando, a carico di Riccò e, in tutto, di una ventina di imputati vennero avviate delle indagini approfondite da parte dei Nas, il Nucleo antisofisticazione. Gli accertamenti erano basati su un’imponente mole di intercettazioni, tra i vari approfondimenti, secondo i quali il ciclista formiginese avrebbe fatto uso di sostanze dopanti o stupefacenti.

Questo, secondo l’accusa, sarebbe emerso proprio ascoltando alcune conversazioni telefoniche, registrate e rielaborate dagli investigatori. Ebbene, il processo è iniziato a Modena, Riccò è stato rinviato a giudizio nei primi mesi del 2020: tre anni abbondanti dopo le prime contestazioni. Considerati i tempi tecnici di trascrizione delle intercettazioni e di procedure legate all’iter processuale, i tempi sono slittati molto in avanti. La prossima udienza è stata fissata a giugno dal giudice, dottor Danilo De Padua, e nel frattempo interverrà la prescrizione per i reati contestati. Insieme a Riccò è a processo un altro imputato, accusato di detenzione e cessione di stupefacenti in modica quantità.

«Le prime udienze preliminari relativa a questo caso furono celebrate nel 2017: sono state tre o quattro – spiega l’avvocato Fiorenzo Alessi, legale di fiducia di Riccò insieme al figlio Alberto – Noi abbiamo eccepito questioni relative alle notifiche e si è arrivati a un rinvio a giudizio solo i primi mesi del 2020. Non abbiamo mai ritenuto di chiedere riti alternativi come invece hanno ritenuto di fare altri imputati. Le indagini sono state svolte dai Nas attraverso un corposo materiale derivante da intercettazioni».

In seguito agli accertamenti si arrivò al sequestro di sostanze dopanti e stupefacenti in quantità limitata. Gli ultimi imputati, come detto, erano rimasti il campione di ciclismo e un altro accusato di detenzione e spaccio di stupefacenti in modica quantità. Riccò, in particolare, era imputato per violazione della legge sulla cessione di sostanze dopanti per alterare prestazioni agonistiche. Già durante l’udienza a gennaio 2021 il giudice aveva stesso recepito che i tempi processuali non avrebbero consentito un’istruttoria adeguata per i numerosi testimoni che avrebbero dovuto essere ascoltati e la lunga trascrizione delle intercettazioni. In più, nel corso del procedimento non si sono costituite parti civili.

«Nemmeno il Coni, nonostante la contestazione di doping non si era costituito parte civile – prosegue l’avvocato Alessi – Per evitare un processo destinato al macero, il giudice ha disposto di non procedere all’attività istruttoria e dibattimentale e rinviare a giugno 2022, data in cui i reati contestati saranno ormai prescritti. Tutto si chiuderà con il non luogo a procedere. Riccò fin dal primo momento aveva negato qualsiasi partecipazione a questa vicenda: le accuse a suo carico derivavano solo delle intercettazioni telefoniche», conclude il legale.