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Mirandola, morì dopo un ictus: condannato il medico

Sei mesi ad un dottore che lavorava al Pronto soccorso  Sbagliò a dimettere la 61enne dopo 5 ore di osservazione

Mirandola. Poche ore dopo le dimissioni dall’ospedale fu colpita da un ictus da cui non si riprese mai più: un’agonia di tre mesi, poi la morte. Per quanto accaduto adesso è arrivata la condanna del medico del Pronto soccorso che l’aveva assistita: sei mesi per omicidio colposo, con pena sospesa.

Il fatto è accaduto nel dicembre 2016 all’ospedale di Mirandola: la signora, 61enne all’epoca, aveva fatto accesso al Ps perché non si sentiva bene e aveva avuto un improvviso problema di movimento a casa. Gli accertamenti immediati evidenziarono che si era trattato di una Tia, un attacco ischemico transitorio, che però non aveva dato particolari conseguenze. Il dottore del Ps decise di tenerla in osservazione breve intensiva (Obi) per cinque ore, e visto il decorso regolare la dimise.


Dopo alcune ore però, verso mezzanotte, la signora ebbe a casa un ictus vero e proprio: i famigliari chiamarono il 118 e la gravità dell’episodio costrinse a un immediato ricovero a Baggiovara. Da qui le cose sono andate sempre peggiorando: un calvario di tre mesi tra casa e ospedali (più d’uno) e poi la morte nel marzo 2017. Per la famiglia, la figlia in particolare, il calvario non ci sarebbe stato se la mamma fosse stata trattata diversamente in ospedale a Mirandola, con accertamenti e terapie anziché quelle dimissioni dopo poche ore. Da qui la denuncia, e l’apertura di un fascicolo in Procura per omicidio colposo. Nella battaglia che si è aperta la difesa, rappresentata dall’avvocato Alessandro Sivelli, ha sostenuto che nessun altro approfondimento diagnostico avrebbe potuto prevedere l’ictus, da ritenersi evento deflagrante e inevitabile. Di avviso opposto la figlia, parte civile con l’avvocato Paolo Pincelli, secondo il quale la donna non era assolutamente da dimettere.

Il medico ha scelto il rito abbreviato (che consente lo sconto di un terzo della pena) e ieri il giudice Eleonora Pirillo ha emesso la condanna a 6 mesi, più un danno complessivo da liquidarsi in sede civile, ravvisando una responsabilità nel medico. «Non ci si può mai dire soddisfatti quando c’è di mezzo una persona cara che non torna più, ma almeno possiamo dire che è stata accertata la dolorosa verità» commenta l’avvocato Pincelli.

«Leggeremo con attenzione le motivazioni, ma ritengo che la condanna sia ingiusta, perché le consulenze agli atti non rilevavano un rapporto causale tra le dimissioni e l’ictus – nota l’avvocato Sivelli – di certo faremo appello».