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Modena. Fiere di S. Antonio e S. Geminiano in pandemia, medici perplessi «Terreno su cui è facile infettarsi»

Vagnini (ospedali modenesi) su Sant’Antonio e San Geminiano: «Non accalcarsi alla bancarelle o ci ammaliamo tutti»

MODENA. Ovviamente non commenta la scelta politica, ma fa capire che avrebbe fatto volentieri a meno di vedere i modenesi in centro per Sant’Antonio e San Geminiano con una media di 2.500 contagi al giorno in provincia. Ad affrontare il caso fiere dopo la decisione della giunta modenese di confermare quella del 17 gennaio come prova generale per il Santo Patrono è Claudio Vagnini, direttore generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria.

Modena, il dottor Vagnini: "Omicron amplifica i contagi, la fiera diventa pericolosa"



Temi che il dg di Policlinico e Baggiovara ha affrontato a margine della conferenza sul premio europeo per la Stroke unit dell’ospedale civile. Partendo dalla sua esperienza - Vagnini ha avuto il Covid nei primi giorni dell’anno - il direttore generale ha detto di non aver avuto «sintomi particolari, anche se mi è rimasta un’astenia, una stanchezza che mi dicono essere una cosa che può durare settimane, quindi aspetterò che passi. In ogni caso ora sto bene, quindi posso lavorare».

Per quanto riguarda la situazione attuale in tutta l’Europa nonostante il successo della campagna vaccinale, Vagnini si è detto «sorpreso, ma non più di tanto: questa variante Omicron diventerà probabilmente l’influenza degli anni 2000, come stanno confermando epidemiologi e virologi. Si tratta senza dubbio di una variante molto contagiosa più che aggressiva, e quindi ora Omicron sta facendo “il suo mestiere”, contagiando tantissime persone. Per noi è molto importante il fatto di avere le terapie intensive ancora contenute come ricoveri e con persone relativamente gravi, così come è significativo il fatto che due terzi dei ricoverati siano no-vax, una popolazione che rischia molto più degli altri.

Durante il suo intervento a margine della conferenza, il dottor Vagnini ha anche affrontato il tema del lockdown invocato dal vicepresidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e odontoiatri: «Si tratta di un’ipotesi che non condivido - spiega il dg degli ospedali modenesi - perché non credo che sia il sistema giusto in questo momento». Passando al tema fiere, con la decisione della giunta di organizzare quella di Sant’Antonio e probabilmente anche quella di San Geminiano, Vagnini fa notare che «non è tanto la questione della fiera, ma qualsiasi iniziativa pubblica molto frequentata ovviamente diventa un terreno su cui è facile infettarsi. Mi sembra fin banale dirlo, quindi se qualcuno la vuole fare, la farà. Quello che posso dire - aggiunge - è questo: se vogliamo andare in giro a Sant’Antonio o San Geminiano va benissimo, però teniamo la mascherina Ffp2 e facciamo in modo di non stare accalcati di fronte alle bancarelle. Questa è l’unica maniera, altrimenti ci infettiamo tutti».

Quindi, tornando sulla situazione in provincia, il direttore generale ricorda che «oggi le terapie intensive stanno mantenendo uno standard abbastanza basso rispetto a quello che abbiamo visto nella seconda e nella terza andata: questo per noi è un fatto molto positivo, perché significa che Omicron porta poca gente in terapia intensiva e che la malattia è meno grave e meno impegnativa. Cerchiamo però di tenere i piedi per terra e non esaltarci per questi dati -incalza il dotto Vagnini - perché comunque continuiamo ad avere 270 persone ricoverate nella rete provinciale degli ospedali».

In chiusura, il direttore generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria ha affrontato la questione della pubblicazione dei dati e dell’ipotesi di differenziare i numeri degli infettati da quella delle persone che hanno sintomi: «Prima o poi si arriverà a questa distinzione - chiude Vagnini - perché ci sono persone asintomatiche, che dovranno stare in isolamento sempre meno prima di poter rientrare al lavoro. Da questo punto di vista bisognerà fare scelte precise per capire chi e quando può uscire dall’isolamento».

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