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Serramazzoni. Arriva dal Venezuela e si trova “in gabbia” «Ho fatto il vaccino ma al bar non entro»

L’odissea di un ingegnere con il “green pass” americano: non gli viene riconosciuto. E a febbraio rimarrà bloccato

Serramazzoni. Parte dal Venezuela per ritrovare le sue origini in Italia, la patria di suo papà, per avere un riferimento anche sanitario in questo momento difficile lontano dal caos in cui sta sprofondando il suo Paese. Ma resta imprigionato in una “gabbia burocratica”.



È lo strano caso che sta vivendo sulla sua pelle Juliano Ferrari Rios, 51enne figlio di Giuseppe Ferrari che, nativo di Montagnana (Serramazzoni), emigrò in Venezuela appunto, costruendosi una vita e una famiglia là, dov’è morto. Juliano a sua volta è cresciuto là ed è diventato un ingegnere informatico, sposato e con due figlie. Fino a poco fa ha lavorato a Houston, negli Usa, in un’importante compagnia di estrazioni petrolifere. Poi ha deciso di prendersi un periodo di aspettativa per venire in Italia ad attivare le pratiche per la cittadinanza jure sanguinis. Il 5 dicembre è atterrato a Parigi e da lì è venuto in Italia in treno, senza nessun problema di frontiera grazie a passaporto e alla card vaccinale che gli hanno rilasciato negli Usa dopo la somministrazione a ottobre di Johnson & Johnson: una sorta di green pass, dato che quel vaccino è monodose.

Arrivato il 9 dicembre a Serra con un visto turistico di 90 giorni, si è recato all’anagrafe dove gli hanno spiegato che per avviare il suo percorso deve andare all’Agenzia delle Entrate e richiedere un codice fiscale. E qui sono iniziati i problemi: «Sono andato all’ufficio di Fiorano dove, per quanto gentilissimi, mi hanno detto che senza un visto d’ingresso in Italia non posso avere un codice fiscale – racconta – allora mi sono rivolto alla Questura di Sassuolo che mi ha rimandato a quella di Modena, dove non sono ancora riuscito ad accedere all’ufficio. Io non riesco a capire: sono arrivato a Parigi e mi hanno detto che i documenti erano tutti regolari, mi hanno controllato i carabinieri in treno alla frontiera con l’Italia, ma che visto devo avere ancora? Siete o no in un’Unione europea?».

Nel frattempo Juliano ha trovato un appartamento in affitto a Serra, ma senza codice fiscale non può sottoscrivere un contratto d’affitto. Non può avere una casa, dunque. E, beffa nella beffa, non può neanche andare a mangiare: «Sono andato al bar per fare colazione e mi hanno mandato via perché non avevo il green pass. Io ho fatto vedere la card americana che certifica il vaccino Johnson, ma mi hanno detto che non essendo il green pass non l’accettano. Stessa cosa al ristorante. Ma se arrivasse un turista americano allora lo mandano via? Sono andato dai carabinieri, che mi hanno ribadito che la mia card è un documento perfettamente regolare. Per sbloccare la situazione, mercoledì nella mattinata di vaccinazioni sono andato comunque anch’io a fare una dose. Bene, non mi hanno accettato senza codice fiscale: mi hanno detto di rivolgermi a Porta Aperta a Modena come se fossi un profugo. Io francamente non so più cosa fare». Peraltro a febbraio scatterà la stretta sul super green pass, che gli renderà impossibile l’accesso anche a banche e servizi.

«Spero che qualcuno mi aiuti, io chiedo solo il riconoscimento dei miei diritti». Invece tra poco rischia paradossalmente di diventare un clandestino.

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