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Modena, l'Ausl e la novità:  «Test fine isolamento, non forzare i tempi> Anche i rapidi faticano a negativizzarsi»

Nove-diecimila vaccinazioni giornaliere fra adulti e bambini, con le prime dosi che nell’ultima settimana in provincia di Modena sono passate, complice l’obbligo vaccinale per gli over 50, da 200 a 500. Sono invece tra i 2.500 e i 2.600 i nuovi positivi giornalieri e circa 13.500 i tamponi refertati quotidianamente.

La direttrice sanitaria dell’Ausl Silvana Borsari parla di “numeri enormi” che portano a ritardi nella refertazione dei tamponi e in particolare di quelli molecolari. «Siamo però riusciti a regolare meglio l’accesso ai tamponi - sottolinea - l’accordo che la Regione ha fatto con le farmacie ci ha dato una mano e credo che continuerà a darcela. Con la prossima settimana - incalza la direttrice sanitaria dell’Ausl di Modena - a eseguire i tamponi antigenici in uscita almeno sui contatti. e quindi cercheremo di allentare un po’ la tensione sui due laboratori che eseguono i molecolari».


Borsari lancia quindi un appello ai cittadini: «Chiederei di non accelerare troppo il controllo. Molti tentano, stanchi di stare in isolamento, di fare il tampone qualche giorno prima, ma quello che vedo io è che non solo i molecolari, ma anche gli antigenici continuano a rimanere positivi per lungo tempo».

La direttrice sanitaria fa anche un bilancio sulla campagna vaccinale indirizzata ai bambini 5-11 anni: ad oggi è il 38% (su un totale di 46mila persone) ad essere vaccinato, percentuale comunque superiore a quella di altre province della Regione. «Noi - commenta - abbiamo invitato alla vaccinazione in un giorno e in un’ora specifici e abbiamo visto che l’adesione è migliore se viene dato un appuntamento».

Dall’indagine condotta dalla Pediatria di Comunità dell’Azienda Usl di Modena sull’adesione alla vaccinazione dei genitori dei bambini 5-11 anni, che di fatto segue quella effettuata sulla fascia 12-17 anni, emergono almeno tre dati interessanti: il primo è che a giocare un ruolo determinante nell’esitazione vaccinale è la paura generata dalla disinformazione a cui, sempre in accordo con i dati presentati dal dottor Stefano Zona, infettivologo della Pediatria di Comunità, sarebbero più sensibili i genitori giovani.

Il secondo aspetto interessante tra quelli emersi dall’indagine è che a decidere sulla vaccinazione dei figli in famiglia sono molto spesso le madri (l’80% dei questionari è stato restituito da donne). Il terzo elemento rilevante è che il ruolo del pediatra rimane fondamentale nell’informare correttamente e orientare la vaccinazione: anche coloro che sono emersi come esitanti e riluttanti nelle risposte sul vaccino mostrano infatti un livello di fiducia abbastanza elevato nei pediatri e nei medici di medicina generale.

Alice Benatti

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