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Modena. Lucky, il cane minuscolo lasciato al freddo è sopravvissuto e ora compie 23 anni

Sicuramente era ben attaccato a questa terra Lucky, quando è venuto al mondo nel 1999 sull’Appennino. Un cagnolino troppo piccolo, troppo debole, che oggi ha 23 anni e che è il miracolo della famiglia. Ed è uno dei cani più vecchi in Italia

MODENA. Sicuramente era ben attaccato a questa terra Lucky, quando è venuto al mondo nel 1999 sull’Appennino. Un cagnolino troppo piccolo, troppo debole, che oggi ha 23 anni e che è il miracolo della famiglia.

«La mamma e il papà di Lucky erano di taglia grande; sommerso dai fratellini, che erano il doppio di lui, si distingueva anche per essere l’unico a pelo corto della cucciolata». Racconta Diego Capitani, che vive con Lucky da quando era bambino (gli altri proprietari sono Concetta, Paolo e Sofia). Così la mamma una sera lo portò fuori dalla cuccia e lo lasciò lì, al freddo, lo scarto della cucciolata. «Il proprietario non pensava che potesse riprendersi, e invece è sopravvissuto. Per questo lo abbiamo chiamato Lucky!»

Diego e il suo cagnolino sono cresciuti insieme, come cavaliere e fido destriero, complici in tante avventure. Più di vent’anni fa, poco dopo averlo adottato, Diego si era ferito gravemente a una gamba ed era finito in ospedale, ma neanche qui i due si sono separati, o almeno non del tutto. «Lucky era talmente piccolo che mio padre, allora autotrasportatore, lo portava sempre con sé, anche in tasca. Una volta era venuto a trovarmi e si era accorto solo dopo di averlo ancora lì; abbiamo riso per due ore». Ogni cane, esattamente come ogni essere umano, ha la sua personalità: il suo modo di guardarti e di farsi capire, le sue stranezze e anche le sue paure. Impariamo a conoscerli e passiamo dall’essere estranei a migliori amici; senza ci mancherebbe un pezzo.

«È diventato un punto fermo: l’abitudine di avercelo intorno, di sapere che c’è, è una cosa inconscia che ti orienta; lo usi come bussola all’interno degli ambienti, delle giornate». Quest’amico necessita di cure, di continuità. «È’ un po’ come stare dietro ad un bonsai: è delicatissimo, super sensibile, ma l’unico modo che hai per accudirlo davvero, anche quando non sai come fare, anche quando compare un nuovo problema di salute, è dargli amore a profusione». Lucky ha orecchie lunghe da segugio, e sembra aver ereditato qualche tratto caratteriale tipico di quella razza, capace di tanta dolcezza, ma di natura riservata e indipendente. Insomma l’affetto di un segugio te lo devi guadagnare. «È sempre stato tenero con i componenti della famiglia e indifferente con gli estranei. Ad esempio non l’ho mai portato fuori la sera con gli amici, perché a un certo orario lui deve andare a letto e non c’è niente da fare, se lo porti fuori non fa altro che guardarti con occhi assonnati e con la voglia di tornare a casa». Oggi Lucky è un vecchietto che dorme per la maggior parte della giornata, con i suoi acciacchi.

«È mia madre a prendersi cura di lui, come una mamma un po’ mia e un po’ sua; nonostante non sia un cane per tutti, data l’età, compensa con il suo carattere, che è da sempre docile e tranquillo». E così Lucky è stato, ed è ancora il primo cane di Diego. Quando stai a contatto con qualcuno quasi tutti i giorni fin da bambino per più di vent’anni, e soprattutto se quel qualcuno è un cane, non puoi non imparare qualcosa; piccole lezioni di vita che contribuiranno a formare l’adulto che sarai. «Lucky mi ha insegnato la calma: è un animale pacifico, che non si è mai fatto prendere dalle situazioni. Con lui ho capito che non c’è bisogno di stare dietro a tutto, che a volte basta lasciar correre: quando si fa male penso sempre che se capitasse a me starei già piangendo, mentre lui lo accetta».

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