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San Possidonio da record: due animali per abitante. Spesa, Modena top in Italia

Rapporto Legambiente sulla cura degli animali d'affezione: Comuni e Ausl spendono poco, ma non Modena che, terza in classifica, doppia la media nazionale. San Possidonio è il Comune che ha registrato il maggior numero di "amici a quattro zampe": due per ogni abitante

MODENA. In un anno difficile non solo per la popolazione, gli animali risultano poco curati n genere dalle pubbliche amministrazioni italiane. Ma Modena, per quanto riguarda il Comune, fa eccezione e infatti si colloca al terzo posto – dietro Prato e Verona – nella classifica nazionale di Legambiente su 656 Comuni censiti per il decimo rapporto “Animali in città” In particolare la nostra città ha dichiarato di spendere 4,4 euro di spesa pro capite per gli animali di compagnia, i cosiddetti pets (cani gatti ecc.) quando la media è di 2,4 euro. Ma l’aspetto più sorprendente della nostra provincia è quello dell’anagrafe canina: primo Comune in Italia per iscrizioni è il piccolo paese di San Possidonio che vanta una media di ben due animali d’affezione per cittadino. E quanto ai numeri di cani nell’anagrafe animali, l’Ausl di Modena è terza con 1 animale registrato ogni 2,6 abitanti. Un segno di attenzione verso l’identificazione e la cura dell’animale.

Il dato generale indica infine a livello nazionale che i cani sono 1 ogni 4,7 abitanti e i gatti 1 ogni 74 abitanti. La spesa media pro capite in Italia per i nostri amici è, per i Comuni, di 2,4 euro e per le Ausl di 0,85 euro, quando la spesa totale tra Comuni e Ausl è di 192,7 milioni di euro. Insomma, se l’Italia è indietro nella cura e protezione degli animali d’affezione, la nostra realtà provinciale (e in misura minore regionale, tranne Ferrara piuttosto virtuosa) è abbastanza soddisfacente.

La valutazione complessiva di Legambiente non è però positiva. Performance per lo più fallimentari, ancora una volta disomogenee a livello nazionale, spesso inefficaci nel rispondere alle sfide che investono i territori e la loro vivibilità: nell’anno della pandemia, l’attenzione e la cura della pubblica amministrazione per gli animali risultano ancora insufficienti e inadeguate a garantire il benessere nei centri urbani. È quanto emerge dal X rapporto nazionale Animali in città elaborato da Legambiente con il patrocinio di Ministero della Salute, Anci, Conferenza delle regioni e delle province autonome, Enci, Fnovi, Anmvi e Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva e presentato simbolicamente oggi nel giorno di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali domestici. Anche in questa edizione l’associazione premia, in parallelo, quelle realtà virtuose che si sono distinte nell’offerta di servizi e in azioni dedicate alla prevenzione e alla migliore convivenza con gli animali d’affezione, padronali o selvatici in città.

Per il 2020 l’indagine evidenzia le disparità tra Nord e Sud e il permanere di problematiche che, complice la crisi sanitaria e socio-economica, rischiano di acuirsi: un’Italia indietro sulle sterilizzazioni di cani e gatti, dove persiste la piaga dei cani vaganti che rappresentano il maggior costo per la collettività, manchevole nell’attuare regolamenti che favorirebbero una più armonica e sicura convivenza con gli animali, con uno scarso livello di conoscenza della biodiversità animale che sempre più spesso abita i territori urbanizzati. Ancora una volta, insomma, un Paese che non agisce come dovrebbe sul fronte fondamentale della prevenzione. Di contro, nell’anno della pandemia, si registra in positivo un aumento significativo delle adozioni dei gatti.

«Prendersi cura di persone e animali è prendersi cura del pianeta – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – il nostro rapporto focalizza l'attenzione sui dati relativi ai servizi e alle esigenze di relazione con gli animali che riguarda oltre 30 milioni di italiani. Esigenze che, se rimangono disattese, possono causare costi sanitari e sociali importanti. C'è tanto da fare».