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Turismo in Emilia Romagna / Sartori: «L’asse turistico Modena-Bologna è diventato realtà: ora si parte coi progetti»

Mentre i video di Accorsi mostrano frammenti di bellezza modenese l’ex leader delle “Sardine” ora assessore spiega l’accordo strategico 

BOLOGNA Immagini di Vignola e Modena ricorrono nel video “Fra terra e cielo”. La via Vandelli e il Cimone si notano in “Santa pace”. E Fiumalbo, Sestola e Castelvetro sono alcuni dei borghi nell’omonimo video. E ancora: Stefano Accorsi presenta la Ghirlandina con la figura di San Geminiano, il Museo della Figurina e il Festival della Filosofia. Insomma, le immagini postate in questi frammenti del progetto “Via Emilia”, proprio perché hanno un’enorme risonanza (vanno verso i 10 milioni di visualizzazioni sui social), fanno di Modena un’attrazione turistica. Ma Modena non è più isolata come provincia in regione: il progetto è proprio quello di creare un territorio regionale che faccia da contenitore di luoghi ed esperienze diverse del bello e dell’antico, che sia arte o natura. E all’interno di questo contenitore, nel frattempo, Modena ha creato un asse con Bologna scavalcando le antiche rivalità intorno alla Secchia Rapita. Come spiega Mattia Sartori, l’ex leader delle “Sardine” oggi assessore comunale a Bologna con deleghe al turismo.



Sartori, superati i campanilismi atavici tra il Panaro e il Reno, come si può creare una sinergia tra le due province per favorire il turismo?

«Abbiamo creato prima un’unione legislativa. Abbiamo cambiato una legge regionale. Ora permette di creare una destinazione turistica non più a sé stante come Bologna o Modena ma unificare un territorio turistico Bologna-Modena. Questo dal punto di vista legislativo. Dal punto di vista formale, abbiamo creato una cabina di regia e tavoli di concertazione tra le due amministrazioni. Abbiamo unito gli strumenti che creavano questo sistema. E non è stato creato da fuori ma esisteva già. Quindi è un tavolo di lavoro di lavoro che permette agli stakeholder e alle istituzioni di avere un luogo formale con una segreteria, che è in capo alla città metropolitana, che assicuri che questo meccanismo funzioni».



Detto questo, cosa succederà dal punto di vista operativo?

«Adesso dovremo ragionare sulla parte più difficile ma anche più bella: mettere in campo iniziative, accordi e proposte, progetti. Tutte cose che ci permettano di offrire un prodotto unico che sia territoriale. E ai cittadini di riconoscere che Bologna e Modena distano 40 chilometri o 20 minuti di auto, distanze che ci permettono di considerarle territorio unico. Perché nel resto del mondo sarebbero considerate così».

Esiste però una forte resistenza campanilistica tra le due città, forse dovuta al fatto che sono molto simili sotto tanti aspetti.

«Siamo abituati a questo campanilismo, certo. Ma con questa unione abbiamo da offrire tante sinergie».

E che tempi ci saranno per arrivare ai primi risultati di questo asse turistico?

«Vedremo in atto già questa estate alcune iniziative in cui questa alleanza formale sarà tradotta in alleanza di fatto. In questi giorni stiamo ragionando sulle iniziative da mettere in campo. Daremo un nome a questa alleanza, lanceremo una campagna di comunicazione che rifletta che cos’è il territorio Bologna-Modena. Gli effetti di questa campagna a venire si vedranno nel tempo, ma oggi noi raccogliamo i frutti di un investimento promozionale fatto anni fa. Le iniziative di questa estate e in autunno saranno la prima dimostrazione pubblica di come possiamo collaborare assieme. Volgiamo mettere insieme cittadini modenesi e bolognesi».

Il tortellino però divide sul serio le due province.

«Solo in apparenza. È uno dei temi che possiamo portare avanti insieme. È un prodotto del territorio che ci unisce. E così è visto da fuori mentre noi stiamo ancora litigando. E questo vale per la Motor Valley per i cammini appenninici e i musei»

Carlo Gregori