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Mirandola. Camici “falsi” per i sanitari in emergenza Covid

Una grossista davanti al giudice per la fornitura di 130mila dispositivi considerati meno protettivi di quelli originali

Mirandola. Vendita di prodotti industriali con segni mendaci, frode nelle pubbliche forniture e truffa aggravata ai danni dello Stato.

Sono le accuse pesantissime di cui deve rispondere E.M., titolare di un’azienda di Mirandola grossista nella fornitura di materiali sanitari e medicali, che secondo l’accusa avrebbe venduto alle Ausl dell’Emilia Romagna, e quindi anche a quella di Modena, ben 128.707 camici contraffatti da utilizzare negli ospedali. E non in un periodo qualunque, ma in quello del primo lockdown della primavera 2020, quando con l’esplosione improvvisa del Covid le strutture erano alla disperata ricerca di dispositivi di protezione individuali (dpi) per arginare i contagi in corsia, che assunsero dimensioni drammatiche.


I camici vennero sequestrati (già giunti nei vari ospedali) nell’estate 2020 dalla Guardia di Finanza di Modena in un’operazione congiunta con i carabinieri del Nucleo Antisofisticazione di Bologna. Vennero poi sequestrati beni per il valore di più di un milione di euro alla società mirandolese (600mila euro intestati alla società, titoli bancari per 300mila, un immobile e un veicolo), il presunto guadagno arrivato dalla truffa. A sporgere querela una ditta bolognese che, da una segnalazione dell’Ausl di Parma, si accorse della fornitura agli ospedali, tramite l’azienda mirandolese, di camici spacciati come suoi ma che non lo erano. E presentavano invece una qualità giudicata sensibilmente inferiore rispetto agli originali. Ancora da accertare dove furono fabbricati: è probabile che venga stabilito nell’incidente probatorio chiesto ieri in udienza preliminare dalla difesa della ditta denunciante, parte civile con l’avvocato bolognese Francesco Gaspardini, per valutare le caratteristiche tecniche dei camici.

Secondo carabinieri e Finanza i camici presentavano lunghezza visibilmente minore e maniche troppo corte, tessuto con una trama ben più larga e di spessore minore. Sarebbero dunque stati meno protettivi. Il giudice deciderà sull’esame tecnico a febbraio. Non è escluso che anche le aziende ospedaliere possano costituirsi parte civile, e con esse la Regione, per il danno finanziario legato all’acquisto. Va da sé che in caso di processo e di condanna, l’azienda bolognese denunciante potrà chiedere anche i danni d’immagine per aver spacciato come suo un prodotto che non lo era.