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Modena. I negozianti sull’obbligo di green pass: «Utile, ma difficile controllare tutti»

Per diversi esercizi commerciali scatta l’imposizione del certificato verde anche per i clienti: una complicazione che allungherà i tempi di vendita 

MODENA. «Una restrizione utile». I negozianti che saranno anche i nuovi controllori del green pass accolgono le disposizioni dell’ultimo Dpcm tra moderazione e rassegnazione. Dal primo febbraio sarà necessario esibire la certificazione verde (non necessariamente quella rafforzata) in una serie di attività. Occorrerà il green pass “base” per entrare nei negozi di cosmetici e nelle librerie, nelle edicole al chiuso e nei tabaccai. Nessuna esenzione ai controlli per centri estetici, parrucchieri e barbieri.

«Gli operatori dovranno verificare la validità del certificato non solo per i dipendenti ma anche per i clienti – ricorda Marcello Montorsi, presidente cittadino di Cna Benessere e Sanità – È un provvedimento impegnativo, ma che facciamo nostro con la speranza che possa essere utile per scongiurare nuove chiusure. La nostra attività di controllo contribuisce a controllare la diffusione del virus». L’esponente di Cna domanda una maggiore attenzione contro l’abusivismo, apprezzando la misura anticipata nell’ultimo decreto. «È una scelta giusta se vogliamo arrivare alla fine della pandemia – assicura Giada Buonocore, dipendente del negozio “Tagliati per il successo” – Il green pass deve essere chiesto perché serve, nonostante sia un disagio per tante persone. Servirebbe anche che tutti si vaccinassero, come lo è la maggior parte dei nostri clienti».


La collega Alessia Zavatta rincara la dose. «Chiedere il green pass è una forma di rispetto per chi si è vaccinato – rilancia Zavatta – È l’unica maniera per contrastare l’epidemia che sta penalizzando da così tanto tempo. Il green pass è il controllo».

A favore della misura anche Alessandro D’Elia, barbiere di una celebre attività in corso Canalgrande. «È una misura giusta rispettare chi è vaccinato – ribadisce D’Elia – Nell’attività non entrano tantissime persone e quindi il controllo del green pass non porterà via neanche tanto tempo. Oggi ci sono app che si usano abbastanza bene». Il barbiere riflette però sul rovescio della medaglia: una potenziale di parte della perdita della clientela. «Perderò quella minoranza non vaccinata – ammette D’Elia – ma le leggi sono leggi. Ci sarà un minimo di calo. La mascherina è fondamentale perché è l’unica che ci protegge dal virus. Il vaccino ci protegge, ma abbiamo visto che ci possiamo contagiare».

Decisamente meno favorevole Giuliano Lugli, titolare della tabaccheria di piazza Grande. L’esercente ricorda come le tabaccherie siano state considerate servizi essenziali già dall’inizio della pandemia. Dal primo febbraio le regole cambieranno e il tabaccaio pone in dubbio la prosecuzione della sua attività. «Come lo faccio il controllo del green pass? – domanda Lugli – Ho un cellulare antidiluviano. Se mi danno l’apposita strumentazione va bene, se la devo comprare non lo so. Probabilmente mi adatterò». Il tabaccaio non è critico verso la certificazione verde in sé. Pone invece dubbi sulla reale applicazione nel proprio esercizio.

«È giusto avere il green pass per certi posti – prosegue Lugli – ma in tabaccheria diventa difficile il controllo e rallenta molto l’attività. Dato che ho una certa età, se mi rompo le scatole chiudo baracca e burattini: non mi possono mettere a fare il ragioniere».

L’edicolante Monica Manicardi dall’omonima attività di via Toscanini lancia una battuta amara: mettere i giornali fuori dall’attività. «Controllare il green pass è assolutamente una complicazione – osserva Manicardi – I clienti entrano nell’edicola, prendono il giornale ed escono. Non devono stare a raccontarmi la loro vita. Metterò tre minuti a leggere un green pass, correndo avanti e indietro: così si rischia di perdere clienti».

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