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Bomporto. Sindaco: Borghi si defila per il dopo Giovannini Ipotesi di voto? Forse già in primavera

Il no dell’ex primo cittadino: «Penso alla mia famiglia». Se la Corte costituzionale dà l’ok ai referendum si va alle urne



bomporto. «Ho il mio lavoro e una splendida famiglia, con un bambino di undici anni. Fa piacere ricevere delle avance di questo tipo, ma scongiuro ogni possibile ipotesi di una mia ricandidatura come primo cittadino».


Diretto come sempre l’ex sindaco di Bomporto Alberto Borghi, che il centrodestra aveva visto come protagonista di un piano di rilancio voluto da alcuni dirigenti del Pd locale. Questo a causa di divergenze che, stando alla narrazione di parte dell’opposizione, avrebbero causato importanti spaccature all’interno di Giunta e Consiglio comunale. Dall'altra sponda del fiume, però, a rispondere sono i Dem, con una nota congiunta tra direzione provinciale e circolo cittadino: «Respingiamo con forza il complottismo di Lega e Forza Italia – dicono – e chiediamo innanzitutto rispetto per le scelte personali del sindaco dimissionario Angelo Giovannini, che ringraziamo per il lavoro».

L’ipotesi di dimissioni girovagava in municipio già da inizio gennaio e, secondo il racconto di Marcello Mandrioli, assessore sia nel mandato di Borghi che in quello attuale di Giovannini, «come Giunta abbiamo provato a mettere in campo tutte le ipotesi per evitare le dimissioni. Ma i motivi personali sono spesso troppo grandi da ignorare, e abbiamo convenuto che l’abbandono della carica fosse l’unica via praticabile. Quelle del consigliere regionale della Lega Stefano Bargi, che attribuisce al “caso fotovoltaico” la vera causa delle dimissioni stesse, sono supposizioni francamente inaccettabili, che mettono in discussione le parole di un uomo che ha dato tanto per la comunità».

Ora in tanti si chiedono che cosa succederà. Per venti giorni, e dunque non oltre la data limite dell’8 febbraio, il sindaco dimissionario Giovannini dovrà adempiere ai doveri della propria carica, con la possibilità di ritirare, in caso di ripensamento, la cessazione dell’attività amministrativa. Considerata la scarsa probabilità di un dietrofront, la via maestra sembra quella del commissariamento, con conseguente scioglimento del Consiglio comunale. In questo caso arriverebbe a Bomporto il cosiddetto “commissario prefettizio”, nominato dal prefetto e con il compito di amministrare l’ente fino all’elezione di una nuova composizione consiliare. Il primo appuntamento utile dovrebbe essere tra il 15 aprile e il 15 giugno, periodo prediletto anche per la votazione del referendum sulla cannabis legale, sull’eutanasia e sui sei quesiti referendari della giustizia. La conferma di voto arriverà a prescindere dopo metà febbraio, momento in cui si esprimerà la Corte costituzionale sulla legittimità dei testi proposti. Infatti, a seguito del responso, la palla passerà poi al presidente della Repubblica che, con un decreto deliberato dal Consiglio dei ministri, ne stabilirà la data esatta. La situazione è dunque abbastanza complicata, perché il lasso di tempo per fare campagna elettorale pare assai ridotto. L’obiettivo del Pd è fare sintesi di idee e arrivare, poi, al raggiungimento di un nome comune e valido in tempi ristretti. Dall’altra parte i forzisti credono nella «apertura degli occhi da parte dei cittadini, che non si fideranno più degli uomini di apparato del partitone». A oggi non rimangono altro che incertezze, oltre che una pandemia da gestire. «Nella speranza - come mormora qualcuno - che se ne esca presto».

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